Articoli con tag: violenza psicologica femminile

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Avete mai notato che mentre i bravi ragazzi/uomini bonaccioni o timidi, cioè i classici “pezzi di pane”, generalmente hanno poco successo con le donne, gli uomini (pseudo) “machi”, spavaldi o violenti sono pieni di donne, o comunque hanno molto più successo con le donne rispetto alla succitata categoria di uomini?. Certe donne, specie quelle di un livello di istruzione non alto(ma non mancano anche quelle di un buon livello), stanno con uomini spavaldi e violenti, pronti a buttare le mani o massacrare di botte altri uomini, se solo guardano un pò “storto” le loro donne, o comunque per ogni altro “sgarro”, vero o presunto.. Questa tipologia di uomini piace molto perchè rispondono alla logica naturale del “capobranco”, e quindi, infondono a molte donne la percezione di un senso di “protezione”. Ogni qualvolta si fa notare questo, le femministe e certe altre donne in mala fede, negano questa realtà,urlando con la solita accusa: “stereotipi contro le donne”, ma è realtà, non uno “stereotipo”(le femministe hanno una fissazione maniacale con questo termine, così come con il termine “mercificazione”). Sarebbe uno stereotipo se affermassimo che a tutte le donne piacciano questi uomini violenti o spavaldi, e noi non pensiamo affatto che a tutte le donne piacciano, stiamo dicendo che a CERTE(NON TUTTE, quindi) donne piacciono questi tipacci. E questo va anche a scapito di queste donne stesse, perchè finchè questi uomini violenti e spavaldi prendono a botte altri uomini per loro nessun problema, ma se una persona è violenta, prima o poi, finisce per buttare le mani anche contro la propria fidanzata-moglie. Ecco perchè molte donne, se non altro per il loro interesse, dovrebbero rivedere i loro gusti e preferenze a riguardo di tipo di uomini, e quindi dovrebbero stare alla larga dagli uomini spavaldi o violenti che tanto senso di “protezione” infondono.

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Questa è una delle tante e innumerevoli “battutine” e vignette istiganti all’ omicidio contro uomini che circolano su Fb e sulla rete in generale, e condivise da milioni e milioni di donne,ma anche uomini(un altro esempio ve lo mostrammo tempo fa qui:https://www.facebook.com/297305676963266/photos/pb.297305676963266.-2207520000.1422114149./733356433358186/?type=3&theater) Si parla tanto di “rete maschilista”, per cui Facebook ha fatto precise regole per sanzionare il presunto “sessismo contro le donne” da parte degli utenti di Fb, eppure nè su Fb nè sulla rete in generale sono presenti tali efferate istigazioni a parti invertite(cioè contro le donne), non osiamo nemmeno immaginare se tali battutine e vignette fossero fatte contro le donne: come minimo ci sarebbero tormentoni mediatici, interrogazioni parlamentari, inchieste giudiziarie, arresti, ecc Se invece lo si fa contro gli uomini, va bene, e quindi si ride e si scherza.
Amici, questa è la “parità” ai tempi del Femminismo.

yyy

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Pubblicato il 17 ottobre 2014
Operaio si impicca perchè su mille euro netti che guadagnava al mese, 900 ne versava alla ex moglie. Il Femminismo.

http://salerno.ottopagine.net/2014/10/16/si-impicca-per-depressione-versava-900-euro-allex-moglie/

Articolo di Valentina Bello

Aveva già tentato in passato di farla finita ma non era mai riuscito a compiere quel terribile gesto. Oggi pomeriggio, la sua debolezza ha preso il sopravvento. P.D., operaio 52enne, divorziato, si è tolto la vita impiccandosi ad una trave, in un deposito di attrezzi agricoli, in località Papaleone di Eboli. Da quanto si apprende, la causa che avrebbe portato l’uomo al suicidio sarebbe il grave stato depressivo in cui si trovava da tempo, a seguito del divorzio dalla moglie e della separazione dei figli, trasferitisi tutti a Salerno. Questi cambiamenti gli avrebbero creato una serie di gravi difficoltà economiche. L’uomo, infatti, doveva versare 900 euro di alimenti all’ex consorte, rispetto ai suoi mille euro netti di stipendio. Sulla tragedia, consumatasi nello stabilimento agricolo, stanno indagando i Carabinieri.

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Pubblicato il 28 maggio 2014

Ennesimo studio scientifico(tra i 12 mila esistenti in tutto il mondo) che attesta che la violenza domestica non è prerogativa maschile e che quindi è eguale e simmetrica tra i due sessi. Questa qui postata(insieme a numerose altre già postate) addirittura rileva una maggiore violenza femminile rispetto a quella maschile. Tutti e 12 mila studi convergono sul fatto che la violenza domestica avviene da entrambe le parti.

Bert H. Hoff (School of Criminal Justice and Security, University of Phoenix, Seattle, Washington, USA)

Citation:Bert H. Hoff, (2012) “US National Survey: more men than women victims of intimate partner violence”, Journal of Aggression, Conflict and Peace Research, Vol. 4 Iss: 3, pp.155 – 163

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Acknowledgements:

The author would like to thank Dr Murray Straus (University of New Hampshire, Family Research Laboratory) and Dr Denise Hines (Clark University, Clark Anti‐Violence Education, CAVE) for comments and suggestions which aided in revising the paper.

Abstract:

This paper seeks to re‐examine data from the US National Intimate Partner and Sexual Violence Survey (NISVS) to explore the extent of intimate partner violence against male victims. It aims to examine the domestic violence system’s response to male victims.


The paper’s approach is to re‐examine NISVS data, research on the impact of IPV on male victims and the system’s response to it.


In the last year, males are more often the victim of intimate partner physical violence, psychological aggression and control over sexual/reproductive health.


Increased domestic violence education directed at women and services to men should lead to a reduction of DV against women as well as men, since woman aggressors frequently are themselves victimized subsequently.


This paper offers new perspectives on intimate partner violence against men and the system’s response to it.

Keywords:Intimate partner violence, National Intimate Partner and Sexual Violence Survey, Male victims, United States of America, Domestic violence services for men, Domestic violence, Sex and gender issuesType:Research paperPublisher:Emerald Group Publishing Limited

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Pubblicato il 23 aprile 2014

Uomini violentati, uomini perseguitati. Anche loro vittime di stalking. Oltre il 30% degli uomini subiscono danneggiamenti, pedinamenti, telefonate indesiderate da ex mogli o compagne.
Non sono solamente le donne ad essere minacciate, violentate anche psicologicamente e ridotte in fin di vita da uomini malati d’amore e di desiderio di possesso. Dietro la violenza si nasconde anche la sofferenza di molti uomini.

“La “normalizzazione” pubblica della violenza femminile attraverso messaggi pubblicitari, spettacoli  televisivi, cinema, stampa, video web sta creando assuefazione ed abbassando l’allarme sociale- spiega a Panorama.it, Sara Pezzuolo psicologa forense e autrice della ricerca“Violenza verso il maschile”– la scena di un uomo che schiaffeggia una donna in un reality suscita sdegno e scatena, giustamente, la condanna pubblica ma a ruoli invertiti, la stessa scena non suscita uguale sentimento ed uguali reazioni. Anzi, viene minimizzata diviene “normale”, perfino ironica”.

Perché? Quali sono le differenze? E poi, gli episodi di violenza diventano “proponibili” anche pubblicamente, solo se ne sono vittime gli uomini? I dati della prima ricerca  condotta in Italia sulle violenze sul sesso maschile sono sconcertanti, tanto quanto quelle sulle donne.

Il 58,1% degli oltre mille uomini intervistati (1058), dichiara di subire violenze fisiche dalla propria partner con modalità tipiche maschili ovvero con percosse come calci o pugni.

“Oltre il 63% degli uomini hanno dichiarato di subire la minaccia di violenze fisiche da parte della compagna e nel 60,5% dei casi, la violenza fisica risulta essere stata effettivamente messa in atto con modalità tipicamente femminili come graffi, morsi, capelli strappati – continua la psicologa – mentre il lancio di oggetti si attesta poco oltre il 50%”.

Molto inferiore risulta la percentuale (8,4%) di coloro che dichiarano che una donna abbia posto in essere un’aggressione alla propria incolumità personale attraverso atti violenti che avrebbero potuto causare il decesso, come ad esempio il soffocamento, avvelenamento oppure ustioni.

Resta però, l’utilizzo di armi proprie ed improprie che appare in circa un quarto (23,5% dei casi) delle violenze femminili. Il 15, 7% degli uomini di un’età compresa tra i 30 e i 49 anni, invece, ha dichiarato di essere stato vittima di altre forme di violenza non contemplate nella ricerca come ad esempio: tentativi di folgorazione con la corrente elettrica, investimenti con l’auto, mani schiacciate nelle porte (in un caso nel cassetto), spinte dalle scale.

Ma ad essere inquietanti per quanto sorprendenti sono i dati relativi alle violenze sessuali subite dagli uomini.

Infatti, l’8,6% sono gli uomini vittime di violenza sessuale attraverso l’utilizzo della forza o delle minacce. In questi casi l’uomo denuncia di essere costretto ad avere rapporti sessuali in forme a loro non gradite come ad esempio rapporti sado-maso oppure rapporti nel periodo mestruale. Non solo, il 4,1% dei soggetti intervistati dichiara di essere stato forzato ad avere rapporti sessuali con altre persone incluso sesso di gruppo o scambi di coppia.

“Ma ad essere risultate interessanti sono le note che hanno inserito negli spazi, previsti in ogni batteria di domande, per l’aggiunta facoltativa di ulteriori dettagli”, continua la psicologa.

Tra le costrizioni sgradite, infatti, figurano alcune richieste“estrose”, ma vissute con disagio, vergogna o turbamento da parte degli uomini. E quali sono? La pretesa di accoppiamenti in luoghi aperti pur potendo disporre di un’abitazione, la presenza sul letto dei due gatti della partner, la richiesta da parte della moglie di solo sesso orale escludendo per 18 mesi la penetrazione.

“Ed alcune richieste più “violente” in merito alle quali non sembra opportuno scendere nei dettagli – precisa Pezzuolo – ma che comunque comportano lesioni visibili, in alcuni casi permanenti come piccole cicatrici ed ustioni”.

Solo il 2,2% degli uomini ha dichiarato di non aver mai subito alcun tipo di violenza sessuale

“Affrontando nella ricerca l’argomento della sessualità, risulta evidente come la difficoltà maschile nel riconoscere di aver subito violenza sessuale sia sensibilmente minore rispetto alla percezione di subire violenza fisica o psicologica – prosegue Sara Pezzuolo – infatti nessun item sulla violenza sessuale registra risposte positive in percentuali superiori al 50%”.
La percentuale maggiore, il 48,7% dei casi, riguarda il rapporto intimo avviato ma poi interrotto dalla partner senza motivi comprensibili.

“Gli uomini, pur riconoscendo alla donna la libertà di interrompere il rapporto sessuale in qualsiasi momento, riferiscono di rimanernemortificati, umiliati, depressi. Nessun maschio afferma di pretendere la continuazione di un rapporto non più desiderato dalla donna, o tanto meno di costringerla a portarlo a termine; i soggetti intervistati esprimono la libertà di non essere costretti a fingere indifferenza e/o a negare la frustrazione che deriva dal rifiuto, nonché le conseguenze sul piano fisico ed emotivo.  La gamma di turbamenti riferiti va dal malessere fisico all’insonnia, dalla mortificazione nel sentirsi rifiutato al dubbio di non essere più desiderato; dal timore di non essere in grado di soddisfare la partner al dubbio che in precedenza la stessa abbia simulato un desiderio ed un piacere che non ha mai provato; dal dubbio del tradimento alla sensazione di inadeguatezza; dal timore per la stabilità della coppia al calo dell’autostima

Insomma forme di violenza fisiche che violentano anche la mente.

Ma la violenza che colpisce i 3/4 degli uomini è quella psicologica ed economica.

Oltre il 75,4% dichiara di essere insultato, umiliato e di provare sofferenza dalle parole utilizzate dalla propria compagna.

Ma quali sono le forme di “controllo e costrizione psicologica” più frequenti? Il 68,8% degli uomini subiscono limitazioni o impedimenti nell’incontrare i figli o la propria famiglia d’origine mentre il 44,5% per le attività esterne: sport, hobby, amicizie; il 39,5% denuncia imposizioni in merito ad aspetto e comportamento in pubblico; controllo sul denaro speso, quanto e come  nel 32,9% dei casi.

Ma la forma più frequente è atteggiamento ostile della donna qualora non avesse l’ultima parola sulle scelte comuni. E questo accade nel 68,2% dei casi.

L’uomo è costretto a subire, a differenza delle donne, le “minacce trasversali” ovvero aggressione verso oggetti personali della vittima, persone care e persino animali domestici.

“Altro fenomeno emergente rilevato dal questionario è quello delle false denunce o accuse costruite nell’ambito delle separazioni, dei divorzi e delle cessazioni di convivenza – conclude la psicologa Pezzuolo – tale problematica compare in 512 casi sul totale dei casi esaminati (48,4%) proprio ad appannaggio dei soggetti appartenenti alle categorie in questione.La domanda che ha raccolto il maggior numero di risposte positive riguarda le provocazioni fisiche e verbali nel 77,2% dei casi”.

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AntiFemminismo
Pubblicato il 3 maggio 2014
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Gli uomini lasciati dalle loro mogli, vittime di una separazione che non hanno voluto loro, spesso questa è la fine che fanno dopo(quando non si suicidano o vanno in galera dietro false accuse). Ma questa è una società “patriarcale”. Così dice Napolitano. Così dice l’ ONU. Così dicono tutti. Tranne noi.

p.s: al padre separato nella foto in fondo gli è andata “bene” visto che nella sua casa da dove è stato cacciato c’è la suocera e non invece l’amante della ex come invece sempre accade.

p.s 2: Quella dei padri separati è un’ emergenza sociale così drammatica e vasta che anche un giornale femminista è stato costretto ad ammettere.http://espresso.repubblica.it/attualita/cronaca/2012/03/29/news/papa-separati-i-nuovi-poveri-1.41863

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“Statistiche su violenza domestica: sessismo e propaganda”

Pubblicato su facebook:AntiFemminismo il’8 ottobre 2013

Amaia Beranoagirre, psicologa. Articolo pubblicato nella revista Hika , n° 171-172, novembre-dicembre 2005

Oggigiorno c’è bisogno di una revisione seria e scientificamente vagliata sul come si stanno raccogliendo i dati e come si realizzano gli studi sul maltrattamento (ma [che siano condotti] da gente indipendente, i cui posti di lavoro non dipendano dall’esistenza della violenza stessa). La Sanahuja (magistrato decano della Corte di Barcellona) è stata la prima a sostenere che c’è stato un aumento delle false denunce; dati che sono stati confermati una volta pubblicato che nei Paesi Baschi il 30% delle denunce vengono archiviate d’ufficio.

Una percentuale delle denunce false, o enfatizzate, è dovuta ad alcuni avvocati che incoraggiano le donne a denunciare per maltrattamenti al fine di ottenere vantaggi nelle separazioni; in certe occasioni tutto è lecito per vincere. Un’altra percentuale di donne utilizza la denuncia come strumento di aggressione e dominio sui propri partner – “se non fai come dico, ti denuncio” – approfittando di un sistema che non controlla la veridicità e le mette al riparo mediante il politicamente corretto, di fronte a cui gli uomini non hanno alcuna difesa.
Quando una donna denuncia presso un’istituzione di essere maltrattata, subito viene riconosciuta come tale, senza che sia vagliata la veridicità di quanto denuncia (di fronte all’attuale pressione sociale, nessuno osa vagliare l’attendibilità o meno di una donna che asserisce di subire maltrattamenti).

Un altro strumento usato come parametro per il maltrattamento è lo Studio dell’Istituto della Donna, anche se impugnabile da subito nella sua metodologia, in quanto è stato realizzato unicamente presse le donne. Quante domande dello stesso Studio avrebbero dato esito positivo nel caso fossero state poste anche agli uomini?
Tutte le domande del questionario potrebbero essere poste agli uomini che conosciamo: padri, mariti, fratelli, amici…; lo stesso questionario potrebbe dare come risultato che anche le donne maltrattano gli uomini. Il questionario definisce come maltrattamento condotte di vita quotidiana che non lo sono (le relazioni non sono facili e non esistono relazioni senza conflitto). Si deve differenziare il livello di conflitto esistente nella coppia, rispetto al maltrattamento. Litigi, sgarbi… ci sono in tutte le relazioni; attualmente tutto è maltrattamento: bisognerebbe ridefinirlo e differenziarlo.

Esempi di alcune domande:

1. “Le impedisce di vedere la sua famiglia o avere relazioni con i suoi amici”
Sono gli uomini ad allontanarsi più delle donne dalle famiglie d’origine; le donne trascinano di più verso le proprie famiglie. Riguardo agli amici, quante volte capita alle donne di arrabbiarsi con i propri partner per aver trascorso il proprio tempo con gli amici, cioè coltivando vita sociale, invece di rimanere con loro?
2. “Le toglie i soldi che Lei guadagna o non gliene dà abbastanza per mantenersi”
Quante donne controllano tutti i soldi che entrano in casa, gestendo i soldi agli uomini?
3. “Ignora quel che Lei dice, non tiene conto della sua opinione, non ascolta le sue richieste”
Quante donne non vogliono sentir parlare degli argomenti che interessano i loro uomini? Quante decisioni sono prese da sole, comprese quelle riguardanti l’economia familiare, ignorando il proprio partner? Quante donne non sanno, né importa loro, quel che i loro partner vogliono, gradiscono…?
4. “Si arrabbia senza che sappia il motivo”
Quante volte le donne s’arrabbiano senza che gli uomini sappiano il motivo?
5. “Davanti ai propri figli dice delle cose offensive nei suoi confronti”
Quante volte lo fanno le donne nei confronti degli uomini: “inutile, pigro…”. E nelle separazioni, sono in maggioranza le donne ad avere la custodia e ad allontanare i figli dal padre, denigrandolo; sono in maggioranza gli uomini a subire l’allontanamento dai figli affetti da PAS[sindrome di alienazione genitoriale, ndA], provocata dalle loro ex.

[NOTA DI AntiFemminismo: Un criterio molto simile a quello descritto in questi 5 esempi, già criticato tra l’altro da una femminista stessa(Elisabeth Badinter nel suo libro, “La strada degli errori. Il pensiero femminnista al bivio”) fu seguito anche dall’ Istat nella sua ricerca sulla “violenza contro le donne” nel 2006. ]

Come gli uomini hanno più forza fisica, nel bene e nel male[NOTA di AntiFemminismo: e qui la psicologa, però semplifica di molto, perchè molto spesso la violenza vienee sercitata con armi oppure delegata ad un mandante, oppure con il veleno, etc, quindi non c’entra molto la mole fisica], così noi donne abbiamo più risorse psichiche ed emozionali, anche nel bene e nel male; lo provano i fenomeni di mobbing lavorativo, dove la percentuale [maggiore] degli autori sono donne sulle stesse donne. E nel bullying (mobbing scolastico) adolescente, dove i dati mostrano come gli autori siano tanto ragazzi quanto ragazze; i primi usano l’attacco fisico, le femmine lo psichico (diffamare, isolare,…) Il mobbing ed il bullying, dove predominano gli attacchi psichici, mostrano che non ci sono differenze nelle percentuali di attacchi, ma nella modalità tra aggressioni fisiche e aggressioni psichiche.

Conseguenze del mobbing lavorativo – attacco psichico – sono le malattie somatiche, i suicidi…Gli uomini presentano tassi di suicidi tre volte maggiori delle donne. Il tasso di suicidi degli uomini separati è sei volte superiore a quello degli sposati, mentre rimane invariato il tasso delle donne, siano esse separate/divorziate o meno.
Sappiamo quanto sia difficile nell’ambito lavorativo, pubblico, ottenere delle prove di mobbing; ancora di più nell’ambito privato; a questo si aggiunga la diversità di trattamento tra uomini e donne di fronte alla legge, e la pressione socio-politica e dei media che, a forza di ripetere il messaggio “donne vittime / uomini carnefici” è diventata una verità inoppugnabile; e così gli uomini hanno molta difficoltà a provare che anche loro subiscono maltrattamento. Inoltre gli uomini vittime sono malaccetti dall’opinione pubblica.

In 15 anni di lavoro con le donne ho potuto osservare come molte di loro risolvono le divergenze con i loro partner disprezzando e svalutando le loro opinioni. Risolvono i conflitti di genere disprezzando il diverso, una tendenza frequente nell’essere umano. Una percentuale importante di donne svaluta, disprezza, cerca di controllare i propri mariti, senza nessuna coscienza di provocare dei danni. C’è una tale pressione sociale sull’attuale visione del maltrattamento (donne-vittime / uomini autori di maltrattamento), che offusca la possibilità di autocritica da parte delle donne: “quel che loro fanno è sempre giustificato”. Molte donne ormai ritengono maltrattamento il diniego del loro partner di fare ciò che esse dicono di dover fare.
Uomini e donne sono autori e vittime di maltrattamenti, anche se le donne riportano lesioni fisiche in una percentuale maggiore degli uomini, per via della maggior forza fisica di quelli. Come riconoscere allora la violenza subita dagli uomini, principalmente psichica e con le armi della donna, come il vittimismo, la colpevolizzazione dell’altro, dato che nella società attuale non si riconosce questa violenza e si tende a riconoscere come verità sociale solo ciò che è politicamente corretto?

Una donna che si presenta come vittima, anche se nella realtà adopera questo atteggiamento per schiacciare il partner, i figli… viene ritenuta vittima; non si riesce a riconoscere nel vittimismo un’arma. Ad esempio, nei rapporti tra donne, è un arma che frequentemente le madri usano per sottomettere al loro volere soprattutto le figlie. La dicotomia “donne-vittime/uomini-carnefici”, contribuisce a riprodurre purtroppo la società patriarcale.
Dicotomia che danneggia tanto gli uomini come le donne; gli uomini, perché in queste circostanze sono indifesi di fronte alla legge ed alla società; noi donne, perché ancora una volta siamo incastrate nel nostro ruolo di vittime, dimenticando una rivendicazione della psicologia femminile che consiste nell’integrare l’aggressività come parte dell’identità personale e sociale: aggressività necessaria per fissare dei limiti, auto-affermarsi, farsi rispettare,…

Capisco la protezione positiva delle donne, di fronte ad una disparità fisica tra uomini e donne. Ma nel caso del maltrattamento psichico[NOTA DI AntiFemminismo: questa psicologa continua però a perseverare nel suo errore, riducendo la violenza femminile solo all’aspetto psicologico], noi donne sembriamo più dotate: maggiore capacità empatica[NOTA di AntiFemminismo: che le donne siano più empatiche degli uomini è solo un luogo comune, in cui è caduto anche questa psicologa], migliore espressione e verbalizzazione delle emozioni, tanto le proprie quanto le altrui… nel bene e nel male. Non sarebbe allora necessario prendere misure di azione positiva per proteggere gli uomini dal maltrattamento psichico, data una disparità a favore delle donne?[NOTA di AntiFemminismo: e di quelli vittime di violenze fisiche femminili, ce ne dimentichiamo?]

Fonti:
http://www.projusticia.es/articulos/documentos/Y%20los%20hombres..htm

http://biblioweb.sindominio.net/pensamiento/beranoagirre.pdf

http://www.pensamientocritico.org/amiber0106.htm

http://www.ministeriodeequilibrio.com/viewtopic.php?f=14&t=3868&hilit=pruebas

traduz. per CDVD(Centro di Documentazione Violenza Donne) a cura di Santiago G.

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