Articoli con tag: violenza femminile

Uomo picchiato e percosso dalla convivente, viene soccorso da un’ ambulanza, ma lei sale sull’ ambulanza e continua a percuoterlo per non farlo arrivare in ospedale.
(da notare i commenti giustificatori e divertiti di tutte le commentatrici nell’ articolo sotto) http://www.lanazione.it/pi…/agliana-botte-compagno-1.1358285

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Mettono telecamere negli asili per scoprire fantomatici “pedofili”(uomini, ovviamente) ma trovano solo maestre violente. La realtà che smentisce l’ ideologia.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/26/parma-calci-e-insulti-ai-bambini-dellasilo-nido-maestra-incastrata-da-telecamere/2070938/

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In questa società cosiddetta “maschilista”, i padri separati che vogliono vedere i figli, vengono allontanati per sempre da loro e spesso anche incarcerati( http://it.avoiceformen.com/…/alessandro-del-grande-sentenza/ ) , mentre l’ acidificatrice che sfigurò il suo ex fidanzato è stata scarcerata per permetterle di stare con suo figlio. Nello stesso tempo, praticamente tutte le donne che uccidono i loro figlioletti vengono assolte perchè “depresse” (https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1209351465758678&id=297305676963266 ) , e tanti uomini(spesso padri) vengono incarcerati e condannati a lunghe pene detentive per false accuse delle ex mogli per impadronirsi dei figli.
E questa sarebbe una società “maschilista”. Immaginiamoci se fosse femminista, cosa succederebbe…

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Uccise a coltellate il figlio di 13 anni la notte di Natale: assolta perchè considerata “depressa” ( http://www.ilrestodelcarlino.it/…/san-severino-debora-calam…). Appena qualche mese fa una donna che aveva ucciso i suoi tre figlioletti pure è stata assolta, sempre perchè “depressa” ( http://milano.corriere.it/…/lecco-assolta-madre-uccise-tre-…) . E’ sempre così. Mentre si ciancia di “discriminazione contro le donne”, le madri infanticide(e anche quelle uxoricide) le assolvono tutte: non per non aver commesso il fatto, sia chiaro, ma perchè sarebbero “depresse””(se ammazzano il figlioletto) o perchè avrebbero reagito ad un “maltrattamento”(se ammazzano il marito o il compagno, insomma uccidere un uomo per vendetta in risposta a presunti “maltrattamenti”, è considerato giusto). Insomma, sembra che per i benpensanti una donna che ammazza il figlio o il marito non possa mai averlo fatto per violenza o cattiveria ma sempre per cause di forza maggiore, quindi come tali o non punibili o punibili in modo assai blando La donna è sempre innocente. Punto. Sto ancora cercando qualche caso, eccezione, di donna infanticida(ma anche uxoricida) che non sia stata assolta o comunque giudicata con indulgenza con pene irrisorie, ma non ne ne riesco a trovare, almeno negli ultimi anni. L’ unica eccezione sembra essere la Franzoni(tra l’altro condannata ad una pena lieve rispetto all’ orrendo crimine che commise, ed infatti è già libera), ma è una falsa eccezione: lei si dichiarò sempre innocente, quindi i suoi avvocati non poterono giocare la carta dell’ “infermità mentale”, e ovviamente cercarono di dimostrare che fosse innocente, sicchè i giudici, trovatala colpevole dalle prove,non potendola assolvere, trovarono un compromesso: condanna sì, ma in modo lieve e con sconti vari.

Si obietterà: ma ci sono anche casi di uomini assolti per “infermità mentale” o comunque condannati a pene lievi rispetto all’entità del crimine commesso. Sì, è vero, ce ne sono: ma non si tratta mai di omicidi commessi verso mogli, fidanzate, bambini, figli, ma di crimini comuni. E parlo almeno degli ultimi 10 o 15 anni, prima non saprei. Nonostante i padri che uccidono figlioletti siano molto di meno rispetto alle madri che fanno altrettanto, nessuno di essi viene mai assolto per “infermità mentale”. Nessuno. Perchè per le madre infanticide invece avviene quasi sempre? Sfidiamo chiunque a “dimostrarci” il contrario.

Questa società femminista condanna un presunto stupro in modo molto più severo di un omicidio, finanche di un infanticidio(ovviamente se commesso da una donna). Ecco perchè ci fa schifo il femminismo. E non solo per questo, ovviamente.

In ultimo: noi non invochiamo condanne e galere, nè ci stracciamo le vesti per provvedimenti di clemenza. Chiediamo, semplicemente, pari trattamento giudiziario, sociale e legislativo, tra uomo e donna,a parità di azione, reato, condizione, ecc.
O chiediamo troppo?

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http://it.avoiceformen.com/mega-evidenza/sindrome-donna-maltrattata/

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Bruciare e mutilare i genitali maschili suscita divertimento e ilarità da parte della gente(leggete i commenti) e dei giornalisti che presentano la notizia(squallida poi quella battutina sulla “vendetta infuocata”). Immaginate cosa sarebbe successo se il fatto fosse avvenuto a parti invertite(e non ne sono mai avvenuti, non si è mai visto un uomo che per “vendetta” ha bruciato o mutilato i genitali femminili). E’ uno SCHIFO. Se c’è un odio e discriminazione è contro il genere maschile. Ma purtroppo la stragrande maggioranza degli uomini tace e acconsente, e allora ce lo meritiamo questo femminismo e misandria.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/18/vendetta-infuocata-e-virale-lui-la-tradisce-lei-gli-incendia-le-parti-basse-e-il-filmato-va-in-rete/406193/

 

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Che vi sia una differenza tra uomini e donne nelle pene e nell’incarcerazione a parità di reato è cosa risaputa e testimoniata da diversi studi:

Una ricerca dell’Università di San Francisco, pubblicata anche sul Berkeley Journal of Gender, Law & Justice, afferma:
“Abbiamo anche esaminato, attraverso questo studio e precedenti studi della California, i dati più generali sulle disparità di genere nel condannare a morte e abbiamo trovato una sostanziale disparità riguardante il genere-dell’-imputato e il genere-della-vittima. Le donne colpevoli di omicidio capitale hanno molte meno probabilità degli uomini di essere condannate a morte, e gli imputati che uccidono le donne hanno di gran lunga maggiori probabilità di essere condannati a morte degli imputati che uccidono gli uomini. Noi sosteniamo che tutti questi risultati sono in linea con le norme cavalleresche, e possiamo concludere che, nelle decisioni dei pubblici ministeri di chiedere la morte e nelle decisioni delle giurie di imporla, la cavalleria sembra essere viva e vegeta.”
FONTE: [Shatz, Steven F. and Shatz, Naomi R., Chivalry is Not Dead: Murder, Gender, and the Death Penalty (February 19, 2011). Univ. of San Francisco Law Research Paper No. 2011-08; Berkeley Journal of Gender, Law & Justice, Vol. 27, No. 1, 2012.].

Sonja B. Starr dell’Università del Michigan ha riscontrato che “le arrestate femmine hanno significativamente più probabilità di evitare accuse e condanne del tutto, e due volte più probabilità di evitare il carcere se condannate”
FONTE: [Starr, Sonja B., Estimating Gender Disparities in Federal Criminal Cases (August 29, 2012). University of Michigan Law and Economics Research Paper, No. 12-018.]

Theodore R. Curry e colleghi dell’University of Texas hanno “trovato l’evidenza che i delinquenti che vittimizzavano femmine ricevevano condanne sostanzialmente più lunghe dei delinquenti che vittimizzavano maschi. I risultati mostrano anche che gli effetti del genere delle vittime sulla lunghezza delle sentenze sono condizionate dal genere dell’autore del reato, in modo tale che i delinquenti maschi che vittimizzavano le femmine ricevevano le condanne più lunghe di qualsiasi altra combinazione genere della vittima/genere dell’autore del reato”.
FONTE: [Theodore R. Curry, Gang Lee, S. Fernando Rodriguez (2004). Does Victim Gender Increase Sentence Severity? Further Explorations of Gender Dynamics and Sentencing Outcomes. Crime & Delinquency 50:319–43.]

Addirittura secondo le statistiche del Dipartimento di Giustizia statunitense (che inizialmente non divise questo dato a seconda del genere, ma grazie ad Alan Dershowitz del Washington Times, che chiese agli autori di farlo, vennero alla luce i risultati), le donne che uccidono i propri mariti hanno il 12,9% di probabilità di essere assolte e il 17% di ottenere la libertà condizionale, mentre i mariti che uccidono le mogli hanno solo il l’1,4% di possibilità di essere assolti e appena l’1,6% di ottenere la libertà condizionale. Inoltre, le donne colpevoli di aver ucciso i propri mariti ricevono una condanna media di 6 anni, mentre gli uomini colpevoli di aver ucciso le proprie mogli ricevono una condanna media di 17 anni. (Per comparazione, la sentenza media per l’omicidio di un non-familiare, negli USA, è di 14,7 anni).
FONTE: [Michael Weiss, Cathy Young. Feminist Jurisprudence: Equal Rights Or Neo-Paternalism? Policy Analysis No. 256, Cato Institute, June 19, 1996.]

Anche fonti femministe, come uno studio del 2012 su “Feminist Criminology” confermano il dato, mostrando che a parità di crimine, nei reati sessuali, gli uomini ricevono condanne più lunghe:
“L’ipotesi “donna cattiva” affermerebbe che le donne siano condannate più duramente, ma i dati mostrano che gli uomini ricevono condanne più lunghe per i reati sessuali rispetto alle donne. Il supporto è fornito per l’”ipotesi cavalleria” per spiegare l’immediata disparità di condanna”.
FONTE: [Embry R & Lyons Jr. PM. (2012) Sex-based sentencing: sentencing discrepancies between male and female sex offenders. Feminist Criminology, 7(2):146-162.]

In aggiunta, uno studio del 2013 afferma che “non è sorprendente che Mellor e Deering (2010) abbiano trovato atteggiamenti differenti nei confronti di abusi sessuali infantili perpetrati da maschi e da femmine in un campione di 231 psichiatri, psicologi, psicologi in prova e operatori di protezione dell’infanzia. I perpetratori femminili avevano più possibilità di essere trattati con clemenza, portando ad una minimizzazione degli abusi sessuali commessi da donne su bambini […]. Inoltre, il sistema di giustizia penale sembra essere discriminante nei confronti dei maschi. Sandler e Freeman (2011) hanno trovato che al sesso femminile si riduce significativamente la probabilità di incarcerazione per i trasgressori condannati per reati sessuali. Deering e Mellor (2009) hanno confermato un minor tempo di carcere e un più breve periodo di fermo per le pedofili femminili nel loro studio australiano. In termini di politiche di arresto, Felson e Pare (2007) hanno dimostrato che è particolarmente improbabile che la polizia arresti donne che aggrediscono i loro partner maschili. Gli stessi risultati sono stati precedentemente riportati da Brown (2004).”.
FONTE: [Koller, Jürgen. “The ecological fallacy” (Dutton 1994) revised. Journal of Aggression, Conflict and Peace Research 5.3 (2013): 156-166.]

Secondo uno studio dell’Università di Harvard, non si salverebbero da questo gap sessista (che viene paragonato a quello razzista nelle percentuali) neanche gli omicidi veicolari:
“In particolare, le caratteristiche delle vittime sono importanti determinanti della condanna tra gli omicidi veicolari, dove le vittime sono fondamentalmente casuali e dove il modello ottimale di punizione prevede che le caratteristiche delle vittime debbano essere ignorate. Tra gli omicidi veicolari, i conducenti che uccidono donne ottengono il 56 per cento di sentenze più lunghe. I conducenti che uccidono neri ottengono il 53 percento di sentenze più corte.”.
FONTE: [Bruce Sacerdote and Edward Glaeser. “Vengeance, Deterrence, and Incapacitation.” The Journal of Legal Studies 32, 2 (June 2003).]

Una ricerca statunitense del 2001 su 77.236 casi federali ha esaminato le differenze nelle sentenze per quanto riguarda i reati di rapina in banca, traffico di droga, possesso/traffico di armi, furto, frode e immigrazione, trovando che maschi e neri avevano meno probabilità di ottenere assoluzione quando questa opzione era disponibile, meno probabilità di ricevere diminuzioni di pena e più probabilità di ricevere aumenti di pena rispetto a bianchi e a femmine.
FONTE: [Mustard, D. (2001). Racial, ethnic and gender disparities in sentencing: Evidence from the U.S. federal courts. Journal of Law and Economics, 44, 285-314.]

Uno articolo del 2000 su Criminal Justice Policy Review mostra come ancora nel 2000, a Chicago, Miami e Kansas City, le donne continuavano ad avere minori percentuali di incarcerazione. Inoltre, sebbene la discriminazione colpisse maggiormente gli uomini di colore rispetto ai bianchi, non vi era differenza nel trattamento a seconda dell’etnia per quanto riguardava le donne.
FONTE: [Spohn C and Beichner D (2000) “Is Preferential Treatment of Females Offenders a Thing of the Past? A Multisite Study of Gender, Race, and Imprisonment”. Criminal Justice Policy Review vol 11 no 2 pp 149–84.]

Questo stesso risultato è stato confermato da una ricerca del 2006 sul Journal of Quantitative Criminology.
FONTE: [Darrell Steffensmeier, Stephen Demuth. Does Gender Modify the Effects of Race–ethnicity on Criminal Sanctioning? Sentences for Male and Female White, Black, and Hispanic Defendants. J Quant Criminol (2006) 22:241-261.]

Minore possibilità di incarcerazione per le donne e sentenze più lunghe per gli uomini sono state trovate anche per quanto riguarda i dati del Sud dell’Australia, come riportato da uno studio del 2010 su Current Issues in Criminal Justice.
FONTE: [Jeffries, Samantha & Bond, Christine (2010) Sex and sentencing disparity in South Australia’s higher courts. Current Issues in Criminal Justice, 22(1), pp. 81-97.]

Addirittura nel Regno Unito le linee guida hanno richiesto ai giudici di sentenziare le donne colpevoli di crimini in maniera più leggera rispetto agli uomini.
FONTE: http://www.dailymail.co.uk/news/article-1311004/Judges-ordered-mercy-women-criminals-deciding-sentences.html

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http://www.lastampa.it/2015/04/16/italia/cronache/omicidio-camuffato-da-malore-dopo-mesi-arrestata-la-moglie-NgZkVHVo9Ct5io4gZIbXAK/pagina.html

Uccise il marito e lo portò via in un borsone, dopo 7 mesi arrestata la moglie
Il corpo dell’uomo, Riccardo Rossi di 57 anni, era stato ritrovato il 16 settembre 2014, a Trezzano sul Naviglio

Prima aveva tentato di far sparire il cadavere, poi ha tentato di far passare la morte del marito come dovuta a un malore, ma gli investigatori hanno scoperto che si trattava di omicidio e hanno quindi arrestato dopo sette mesi di indagini la moglie della vittima.

I Carabinieri della Compagnia di Corsico, nel milanese, hanno così dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip di Milano, nei confronti di Lucia Fiore, incensurata di 53 anni, ritenuta responsabile dell’omicidio del marito, Riccardo Rossi, 57 anni, e del successivo occultamento del cadavere, avvenuto la sera del 16 settembre 2014, a Trezzano sul Naviglio.

Il provvedimento è arrivato alla conclusione di complesse ed approfondite indagini, avviate subito dopo il ritrovamento del cadavere della vittima, lungo la pista ciclabile che costeggia la Nuova Vigevanese, all’ altezza del Comune di Vermezzo, in provincia di Milano.

Nell’ambito delle prime verifiche investigative condotte dai Carabinieri, la donna aveva inizialmente tentato di simulare la scomparsa del marito, riferendo che si era allontanato il pomeriggio del 16 settembre, senza fare rientro a casa. Racconto che non era apparso però pienamente credibile. La donna aveva quindi fornito una seconda versione sostenendo di aver trovato il corpo esanime del marito dentro casa e, pensando che fosse stato colto da un grave malore, aveva deciso di disfarsene nascondendo il corpo dentro un borsone, con cui lo aveva trasportato a circa 15 km di distanza, dove poi sarebbe stato ritrovato. Sono quindi proseguite le indagini, con l’ausilio dei rilievi tecnici effettuati dal personale della Sezione Rilievi del Nucleo Investigativo di Milano, per chiarire le numerose incongruenze. Dall’autopsia poi è emerso che, già nel pomeriggio del 16 settembre, Riccardo Rossi era stato sedato, probabilmente dalla moglie, con una forte dose di medicinali, per essere poi soffocato.

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