Articoli con tag: violenza domestica

Ad un qualunque benpensante femminista che vi sbatte in faccia i numeri allarmistici dell’ ISTAT a riguardo della violenza sulle donne, in Italia, per “dimostrarvi” che esista solo la violenza contro le donne e che questa assuma dimensioni apocalittiche(dell’ ordine delle sei o addirittura cifre), voi che non conoscete i dati e ricerche a riguardo(ce ne sono migliaia,e tutte attestano una sostanziale “parità” di violenza tra uomini e donne), potrete demolirlo così:

“Benissimo, ma dato che questa ricerca è a SENSO UNICO, come fai a dire che non esista la violenza commessa da donne contro uomini”?

E mentre lui o lei sta incominciando a dileggiarvi : “ma sei misogino?”, “sicuramente non trombi e ce l’ hai piccolo”, voi continuate:

“Soprattutto quali sono i criteri usati da questa ricerca? Cioè quali sono le domande poste alle donne “intervistate”, tali per cui, a riposta affermativa,si registra una “violenza” subita”? (saperlo è importante perchè si capisce il perchè di queste cifre così ingigantite)

A quel punto lui o a lei, non potrà altro che “accusarvi” di quanto siate brutti, sfigati e di quanto ce l’abbiate piccolo. Però voi avete VINTO.

Ricordate, che ogni accusa o affermazione va provata e suffragata dai fatti, quindi anche se voi non conoscete i dati a riguardo della violenza di genere, toccherà a loro cacciare le prove e spiegarle. Si chiama ONERE della prova. Ma non potendolo fare, voi avrete ottenuto la vittoria. Ecco perchè loro non potranno fare altro che insultarvi e denigrarvi.

Il femminismo urla menzogne usando i Media, ma in caso di dibattito non regge alla prova dei fatti. Ecco perchè rifugge dal dibattito.

p.s: ah, domandategli/le pure chi è che ha diretto quella “ricerca” dell’ Istat, e magari, dopo che vi ha risposto, cercate su google questo personaggio, e così vi farete un’ idea su quanto sia stata imparziale o meno quella “ricerca”?

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Che vi sia una differenza tra uomini e donne nelle pene e nell’incarcerazione a parità di reato è cosa risaputa e testimoniata da diversi studi:

Una ricerca dell’Università di San Francisco, pubblicata anche sul Berkeley Journal of Gender, Law & Justice, afferma:
“Abbiamo anche esaminato, attraverso questo studio e precedenti studi della California, i dati più generali sulle disparità di genere nel condannare a morte e abbiamo trovato una sostanziale disparità riguardante il genere-dell’-imputato e il genere-della-vittima. Le donne colpevoli di omicidio capitale hanno molte meno probabilità degli uomini di essere condannate a morte, e gli imputati che uccidono le donne hanno di gran lunga maggiori probabilità di essere condannati a morte degli imputati che uccidono gli uomini. Noi sosteniamo che tutti questi risultati sono in linea con le norme cavalleresche, e possiamo concludere che, nelle decisioni dei pubblici ministeri di chiedere la morte e nelle decisioni delle giurie di imporla, la cavalleria sembra essere viva e vegeta.”
FONTE: [Shatz, Steven F. and Shatz, Naomi R., Chivalry is Not Dead: Murder, Gender, and the Death Penalty (February 19, 2011). Univ. of San Francisco Law Research Paper No. 2011-08; Berkeley Journal of Gender, Law & Justice, Vol. 27, No. 1, 2012.].

Sonja B. Starr dell’Università del Michigan ha riscontrato che “le arrestate femmine hanno significativamente più probabilità di evitare accuse e condanne del tutto, e due volte più probabilità di evitare il carcere se condannate”
FONTE: [Starr, Sonja B., Estimating Gender Disparities in Federal Criminal Cases (August 29, 2012). University of Michigan Law and Economics Research Paper, No. 12-018.]

Theodore R. Curry e colleghi dell’University of Texas hanno “trovato l’evidenza che i delinquenti che vittimizzavano femmine ricevevano condanne sostanzialmente più lunghe dei delinquenti che vittimizzavano maschi. I risultati mostrano anche che gli effetti del genere delle vittime sulla lunghezza delle sentenze sono condizionate dal genere dell’autore del reato, in modo tale che i delinquenti maschi che vittimizzavano le femmine ricevevano le condanne più lunghe di qualsiasi altra combinazione genere della vittima/genere dell’autore del reato”.
FONTE: [Theodore R. Curry, Gang Lee, S. Fernando Rodriguez (2004). Does Victim Gender Increase Sentence Severity? Further Explorations of Gender Dynamics and Sentencing Outcomes. Crime & Delinquency 50:319–43.]

Addirittura secondo le statistiche del Dipartimento di Giustizia statunitense (che inizialmente non divise questo dato a seconda del genere, ma grazie ad Alan Dershowitz del Washington Times, che chiese agli autori di farlo, vennero alla luce i risultati), le donne che uccidono i propri mariti hanno il 12,9% di probabilità di essere assolte e il 17% di ottenere la libertà condizionale, mentre i mariti che uccidono le mogli hanno solo il l’1,4% di possibilità di essere assolti e appena l’1,6% di ottenere la libertà condizionale. Inoltre, le donne colpevoli di aver ucciso i propri mariti ricevono una condanna media di 6 anni, mentre gli uomini colpevoli di aver ucciso le proprie mogli ricevono una condanna media di 17 anni. (Per comparazione, la sentenza media per l’omicidio di un non-familiare, negli USA, è di 14,7 anni).
FONTE: [Michael Weiss, Cathy Young. Feminist Jurisprudence: Equal Rights Or Neo-Paternalism? Policy Analysis No. 256, Cato Institute, June 19, 1996.]

Anche fonti femministe, come uno studio del 2012 su “Feminist Criminology” confermano il dato, mostrando che a parità di crimine, nei reati sessuali, gli uomini ricevono condanne più lunghe:
“L’ipotesi “donna cattiva” affermerebbe che le donne siano condannate più duramente, ma i dati mostrano che gli uomini ricevono condanne più lunghe per i reati sessuali rispetto alle donne. Il supporto è fornito per l’”ipotesi cavalleria” per spiegare l’immediata disparità di condanna”.
FONTE: [Embry R & Lyons Jr. PM. (2012) Sex-based sentencing: sentencing discrepancies between male and female sex offenders. Feminist Criminology, 7(2):146-162.]

In aggiunta, uno studio del 2013 afferma che “non è sorprendente che Mellor e Deering (2010) abbiano trovato atteggiamenti differenti nei confronti di abusi sessuali infantili perpetrati da maschi e da femmine in un campione di 231 psichiatri, psicologi, psicologi in prova e operatori di protezione dell’infanzia. I perpetratori femminili avevano più possibilità di essere trattati con clemenza, portando ad una minimizzazione degli abusi sessuali commessi da donne su bambini […]. Inoltre, il sistema di giustizia penale sembra essere discriminante nei confronti dei maschi. Sandler e Freeman (2011) hanno trovato che al sesso femminile si riduce significativamente la probabilità di incarcerazione per i trasgressori condannati per reati sessuali. Deering e Mellor (2009) hanno confermato un minor tempo di carcere e un più breve periodo di fermo per le pedofili femminili nel loro studio australiano. In termini di politiche di arresto, Felson e Pare (2007) hanno dimostrato che è particolarmente improbabile che la polizia arresti donne che aggrediscono i loro partner maschili. Gli stessi risultati sono stati precedentemente riportati da Brown (2004).”.
FONTE: [Koller, Jürgen. “The ecological fallacy” (Dutton 1994) revised. Journal of Aggression, Conflict and Peace Research 5.3 (2013): 156-166.]

Secondo uno studio dell’Università di Harvard, non si salverebbero da questo gap sessista (che viene paragonato a quello razzista nelle percentuali) neanche gli omicidi veicolari:
“In particolare, le caratteristiche delle vittime sono importanti determinanti della condanna tra gli omicidi veicolari, dove le vittime sono fondamentalmente casuali e dove il modello ottimale di punizione prevede che le caratteristiche delle vittime debbano essere ignorate. Tra gli omicidi veicolari, i conducenti che uccidono donne ottengono il 56 per cento di sentenze più lunghe. I conducenti che uccidono neri ottengono il 53 percento di sentenze più corte.”.
FONTE: [Bruce Sacerdote and Edward Glaeser. “Vengeance, Deterrence, and Incapacitation.” The Journal of Legal Studies 32, 2 (June 2003).]

Una ricerca statunitense del 2001 su 77.236 casi federali ha esaminato le differenze nelle sentenze per quanto riguarda i reati di rapina in banca, traffico di droga, possesso/traffico di armi, furto, frode e immigrazione, trovando che maschi e neri avevano meno probabilità di ottenere assoluzione quando questa opzione era disponibile, meno probabilità di ricevere diminuzioni di pena e più probabilità di ricevere aumenti di pena rispetto a bianchi e a femmine.
FONTE: [Mustard, D. (2001). Racial, ethnic and gender disparities in sentencing: Evidence from the U.S. federal courts. Journal of Law and Economics, 44, 285-314.]

Uno articolo del 2000 su Criminal Justice Policy Review mostra come ancora nel 2000, a Chicago, Miami e Kansas City, le donne continuavano ad avere minori percentuali di incarcerazione. Inoltre, sebbene la discriminazione colpisse maggiormente gli uomini di colore rispetto ai bianchi, non vi era differenza nel trattamento a seconda dell’etnia per quanto riguardava le donne.
FONTE: [Spohn C and Beichner D (2000) “Is Preferential Treatment of Females Offenders a Thing of the Past? A Multisite Study of Gender, Race, and Imprisonment”. Criminal Justice Policy Review vol 11 no 2 pp 149–84.]

Questo stesso risultato è stato confermato da una ricerca del 2006 sul Journal of Quantitative Criminology.
FONTE: [Darrell Steffensmeier, Stephen Demuth. Does Gender Modify the Effects of Race–ethnicity on Criminal Sanctioning? Sentences for Male and Female White, Black, and Hispanic Defendants. J Quant Criminol (2006) 22:241-261.]

Minore possibilità di incarcerazione per le donne e sentenze più lunghe per gli uomini sono state trovate anche per quanto riguarda i dati del Sud dell’Australia, come riportato da uno studio del 2010 su Current Issues in Criminal Justice.
FONTE: [Jeffries, Samantha & Bond, Christine (2010) Sex and sentencing disparity in South Australia’s higher courts. Current Issues in Criminal Justice, 22(1), pp. 81-97.]

Addirittura nel Regno Unito le linee guida hanno richiesto ai giudici di sentenziare le donne colpevoli di crimini in maniera più leggera rispetto agli uomini.
FONTE: http://www.dailymail.co.uk/news/article-1311004/Judges-ordered-mercy-women-criminals-deciding-sentences.html

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viol

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Siamo arrivati al punto che se una donna rimane ferita in un incidente domestico o di altra natura,e si reca in ospedale per essere medicata, non viene creduta, in quanto si dà per scontato che in realtà sia stata malmenata dal marito/compagno, e quindi si fa pressione su di lei affinchè “confessi”. Questo è TERRORISMO: Ecco la conseguenza di anni e anni di martellanti campagne e iniziative mediatiche, culturali,politiche e istituzionali tese a descrivere la società in preda ad una violenza GENERALIZZATA commessa da gran parte del genere maschile contro il genere femminile.

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http://www.lastampa.it/2015/04/16/italia/cronache/omicidio-camuffato-da-malore-dopo-mesi-arrestata-la-moglie-NgZkVHVo9Ct5io4gZIbXAK/pagina.html

Uccise il marito e lo portò via in un borsone, dopo 7 mesi arrestata la moglie
Il corpo dell’uomo, Riccardo Rossi di 57 anni, era stato ritrovato il 16 settembre 2014, a Trezzano sul Naviglio

Prima aveva tentato di far sparire il cadavere, poi ha tentato di far passare la morte del marito come dovuta a un malore, ma gli investigatori hanno scoperto che si trattava di omicidio e hanno quindi arrestato dopo sette mesi di indagini la moglie della vittima.

I Carabinieri della Compagnia di Corsico, nel milanese, hanno così dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip di Milano, nei confronti di Lucia Fiore, incensurata di 53 anni, ritenuta responsabile dell’omicidio del marito, Riccardo Rossi, 57 anni, e del successivo occultamento del cadavere, avvenuto la sera del 16 settembre 2014, a Trezzano sul Naviglio.

Il provvedimento è arrivato alla conclusione di complesse ed approfondite indagini, avviate subito dopo il ritrovamento del cadavere della vittima, lungo la pista ciclabile che costeggia la Nuova Vigevanese, all’ altezza del Comune di Vermezzo, in provincia di Milano.

Nell’ambito delle prime verifiche investigative condotte dai Carabinieri, la donna aveva inizialmente tentato di simulare la scomparsa del marito, riferendo che si era allontanato il pomeriggio del 16 settembre, senza fare rientro a casa. Racconto che non era apparso però pienamente credibile. La donna aveva quindi fornito una seconda versione sostenendo di aver trovato il corpo esanime del marito dentro casa e, pensando che fosse stato colto da un grave malore, aveva deciso di disfarsene nascondendo il corpo dentro un borsone, con cui lo aveva trasportato a circa 15 km di distanza, dove poi sarebbe stato ritrovato. Sono quindi proseguite le indagini, con l’ausilio dei rilievi tecnici effettuati dal personale della Sezione Rilievi del Nucleo Investigativo di Milano, per chiarire le numerose incongruenze. Dall’autopsia poi è emerso che, già nel pomeriggio del 16 settembre, Riccardo Rossi era stato sedato, probabilmente dalla moglie, con una forte dose di medicinali, per essere poi soffocato.

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Donna uccide marito nel sonno: http://www.giornaledellumbria.it/article/article216829.html

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Purtroppo in tutto il mondo questa atroce violenza femminile delle Evirazioni(cioè staccare i genitali maschili con il coltello) pare che stia diventando una raccapricciante moda(evidentemente frutto di Invidia Penis), e quel che è peggio, che non si fa nulla per contrastare questo atroce fenomeno, anzi si scherza e si ride sopra.

UDINE. Nella zona del Brasile dov’è cresciuta Carolina, l’evirazione è una pratica cui le donne fanno ricorso per punire gli uomini che tradiscono. Questo aveva raccontato lei stessa a un suo ex fidanzato e questo si è affrettato a riferire lui alla polizia. Mentre sul fronte delle indagini gli agenti della Squadra mobile continuano a raccogliere elementi utili a ricostruire dinamica e motivi dell’incredibile mutilazione del pene inflitta a un suo amico, un militare di 25 anni, per Carolina De Brito Peres, 31 anni, brasiliana con residenza a Tavagnacco e domicilio a Udine, è arrivata l’ora del faccia a faccia con il giudice.

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/02/03/news/da-noi-se-l-uomo-tradisce-si-fa-cosi-1.10793720

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AntiFemminismo ha condiviso un link tramite Real Face Of Feminism.

Pubblicato il 28 maggio 2014

Ennesimo studio scientifico(tra i 12 mila esistenti in tutto il mondo) che attesta che la violenza domestica non è prerogativa maschile e che quindi è eguale e simmetrica tra i due sessi. Questa qui postata(insieme a numerose altre già postate) addirittura rileva una maggiore violenza femminile rispetto a quella maschile. Tutti e 12 mila studi convergono sul fatto che la violenza domestica avviene da entrambe le parti.

Bert H. Hoff (School of Criminal Justice and Security, University of Phoenix, Seattle, Washington, USA)

Citation:Bert H. Hoff, (2012) “US National Survey: more men than women victims of intimate partner violence”, Journal of Aggression, Conflict and Peace Research, Vol. 4 Iss: 3, pp.155 – 163

Downloads:The fulltext of this document has been downloaded 3047 times since 2012

Acknowledgements:

The author would like to thank Dr Murray Straus (University of New Hampshire, Family Research Laboratory) and Dr Denise Hines (Clark University, Clark Anti‐Violence Education, CAVE) for comments and suggestions which aided in revising the paper.

Abstract:

This paper seeks to re‐examine data from the US National Intimate Partner and Sexual Violence Survey (NISVS) to explore the extent of intimate partner violence against male victims. It aims to examine the domestic violence system’s response to male victims.


The paper’s approach is to re‐examine NISVS data, research on the impact of IPV on male victims and the system’s response to it.


In the last year, males are more often the victim of intimate partner physical violence, psychological aggression and control over sexual/reproductive health.


Increased domestic violence education directed at women and services to men should lead to a reduction of DV against women as well as men, since woman aggressors frequently are themselves victimized subsequently.


This paper offers new perspectives on intimate partner violence against men and the system’s response to it.

Keywords:Intimate partner violence, National Intimate Partner and Sexual Violence Survey, Male victims, United States of America, Domestic violence services for men, Domestic violence, Sex and gender issuesType:Research paperPublisher:Emerald Group Publishing Limited

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Avvocatessa inglese critica governo inglese per aver sottovalutato le vittime maschili

AntiFemminismo
21 ottobre 2013
Un’avvocatessa , Marylin Stowe, in televisione , ha criticato il ministro della giustizia inglese per aver ignorato il problema delle vittime maschili di violenza domestica .
Secondo la Stowe è stato detto che gli uomini sarebbero stati esclusi dal patrocinio gratuito per le vittime di violenza domestica perché “per ottenere questo patrocinio è necessario portare con il vostro avvocato delle prove sul fatto che sei vittima del partner o del marito violento “ .
Scrivendo sulla questione , la Stowe dice : “La violenza contro gli uomini è più frequente di quanto possiate immaginare , e non dovrebbe essere ignorata in questo modo . Se il governo ritiene di firmare per un sito web di aiuto di vittime di violenza rivolto alle sole donne , dove si rivolgeranno gli uomini in caso di bisogno ?”
“E’ un altro messaggio da parte della classe dirigente che per loro la sofferenza maschile è inesistente . Nel 21esimo secolo dovremmo 
andare al di là di certi stereotipi delle donne come eterne vittime e degli uomini come perpetui malvagi”

http://mensconferenceuk.wordpress.com/2013/07/31/government-ignores-male-victims-says-tv-lawyer/
http://www.marilynstowe.co.uk/2013/07/29/domestic-violence-husbands-and-wives/

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3 agosto 2013

 

di Fabrizio Napoleoni(da un estratto del suo libro)

Lo uno studio sulla situazione degli USA, sintetizza i risultati di oltre 12000 ricerche realizzate negli ultimi 40 anni, con il supporto di oltre 100 professionisti del settore di 20 università e centri di ricerca. Alcuni dei risultati di tale lavoro:
• Nell’ambito delle relazioni eterosessuali, circa 1 persona su 4 dichiara di aver commesso qualche forma di violenza sul partner nel corso della propria vita; circa il 28,3% delle donne e circa il 21,6% degli uomini;
• Nel 58% dei casi la violenza è bidirezionale, nel 13,8% dei casi commessa unilateralmente da un uomo su una donna, e nel 28,3% dei casi commessa unilateralmente da una donna su un uomo. Tale scenario è pressoché invariante nell’ambito di coppie eterosessuali e omosessuali;
• I maggiori fattori di rischio per la violenza risiedono in esperienze adolescenziali con altre persone aggressive; l’alcool e la depressione sono fattori di rischio soprattutto per le donne;
• Per quanto riguarda gli abusi “emotivi” ne sono vittime circa il 40% degli uomini contro il 32% delle donne; mentre per l’abuso sessuale ne sono vittima circa lo 0,2% di uomini contro il 4,5% delle donne; per la persecuzione (stalking) ne sono vittima circa il 2% degli uomini contro l’7% delle donne;
• Nell’ambito delle relazioni omosessuali, non si traggono conclusioni definitive perché le ricerche esaminate sono “inconsistenti”; in generale alcuni tendono a non ravvisare nessuna differenza tra coppie lesbiche e coppie gay, altri tendono a evidenziare tassi di “violenza” maggiore tra le coppie lesbiche;
• Si evidenzia una certa correlazione tra il basso tasso di “emancipazione culturale” e l’omofobia;
• Da un punto di vista motivazionale, uomini e donne danno luogo a violenza fisica con motivazioni simili; gli uomini prevalgono nelle casistiche di necessità di “controllare ed esercitare potere”; le donne prevalgono nei casi di “rabbia” e “autodifesa”;
• Da un punto di vista della giustizia, le corti sono significativamente più propense a disporre ordini di protezione per le donne che per gli uomini, a imporre ordini “restrittivi” significativamente più pesanti per gli uomini che per le donne, propense a rimandare le querele maschili e a negare le audizioni degli uomini; nelle situazioni in cui interviene un pubblico ufficiale, le donne vengono preferenzialmente citate in corte con accuse più leggere rispetto agli uomini; gli uomini vengono arrestati invece più frequentemente delle donne, e vengono trattati più severamente in ogni stadio del processo, e ricevono pene più severe delle donne;

 

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