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Qualcuno ci ha scritto in privato per chiederci di dar vita ad un’ iniziativa in cui dovremmo invitare gli uomini antifemministi a farsi fotografare con un cartellino con su scritto cose del genere: “Essere uomini non ci fa violenti..o stupratori”, e roba simile, al fine di respingere la presunta accusa femminista che gli uomini sono “tutti potenziali stupratori”.

No, amici. Non ci siamo. Cercate di non cadere nella trappola femminista, accettando di farvi trascinare sul “banco degli imputati”, per giunta in merito ad accuse infondate, in quanto il femminismo non ne ha autorità alcuna. Il femminismo proprio questo vuole: che gli uomini stiano sempre sulla difensiva, spalle al muro, a giustificarsi e ad assicurare la propria “purezza” e “innocenza” alle donne, e a rendere conto a quest’ ultime di ogni cosa. L’ uomo addomesticato. Questo è il modello femminista.Cercate di non fare il gioco del femminismo, dunque.

Tra l’altro, il femminismo non sostiene affatto che “tutti gli uomini sono stupratori”. Il femminismo afferma invece che nella società vige una cosiddetta “cultura patriarcale” in forza della quale molti uomini(non tutti) agiscono violenza contro le donne. E quindi un uomo, affinchè possa essere considerato “innocente” dal Femminismo, deve “dissociarsi” da questa presunta “cultura patriarcale” aggregandosi alle iniziative e battaglie femministe-divenendo maschio pentito- e divenire funzionale al Piacere(materiale e sessuale) e agli Interessi della Donna.

Pertanto, per quanto possiate dire e gridare ai quattro venti “io non stupro, io non faccio violenza alle donne”, voi verrete sempre considerati “complici della violenza contro le donne”, a meno che, come detto prima, non diventiate maschi pentiti femministi.

Ma c’è anche un’altra( e più importante) ragione che mi fa opporre a questa iniziativa. Voglio dire: io ovviamente respingo il Relativismo, e quindi credo che in questo mondo ci siano un Bene e un Male oggettivi, ma per quanto concerne le persone, respingo e mi oppongo con feroce fermezza alla suddivisione forcaiola, moralistica e “manichea” tra “buoni” e “cattivi” relativamente a violenze e reati vari.

Non che io creda che non esista la cattiveria, ma ritengo che questa, eccetto nel caso degli omicidi premeditati o condotti per il puro fine di sopraffazione, non si esplichi mediante violenze fisiche o altri reati vari, ma attraverso tante forme e modalità subdole- del tutto legali penalmente-che possono distruggere e annientare(e spesso molto di più di quelle violenze per cui la gente chiede la galera) chi ne è colpito, e le quali in molti casi sono la causa stessa di quelle violenze e atteggiamenti per cui il femminismo invoca processi e galere,e per cui alcuni di voi chiedete di mettervi sulla difensiva dichiarandovene “innocenti” e “puri”.

Non credo che sia una mia “teoria”, questa: la violenza che chiama altra violenza è un dato di fatto, che non ho certo “teorizzato” io. Il fatto che una violenza(o un male) sia subdola e legale penalmente, non significa che non esista.

E allora, piuttosto di rendere conto alle donne e di darsi al moralismo forcaiolo e manicheo nel dissociarsi dai presunti “cattivi”, bisognerebbe analizzare quelle vere forme di cattiveria-cioè quelle subdole e legali-e cercare di renderle meno frequenti in questa società, mediante la diffusione e la valorizzazione di una apposita cultura Etica, affinchè meno persone siano vittime di queste forme di male che inducono poi tali persone ad esercitare quelle violenze(spesso contro “bersagli” errati) per cui i benpensanti femministi invocano galere e condanne moralistiche: non si possono condannare le conseguenze senza condannarne(e combatterne) le cause.

In conclusione: meno (pseudo) moralismo, più Etica.

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