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Parità e Discriminazione

AntiFemminismo

21 agosto 2013
La Parità dei Sessi non ha nulla che vedere con la parità statistica.La sacrosanta e doverosa Parità dei Sessi vuol dire semplicemente che uomini e donne devono avere pari TRATTAMENTO a parità di CONDIZIONI. Quindi non vuol dire affatto un’ obbligatoria e imposta parità numerica tra uomini e donne, di qualsiasi natura e in qualsiasi ambito. 
Facciamo 3 esempi per chiarire quanto detto: 

1) Il maggior numero di insegnanti donne rispetto agli insegnanti uomini, non è frutto di una discriminazione contro gli uomini, ma è conseguenza del fatto(princpio causa/effetto) che è maggiore il numero di donne, rispetto agli uomini, che fanno richiesta di insegnare nelle scuole.

2) Il maggior numero di parlamentari uomini rispetto a quello dei parlamentari donne non è frutto di una discriminazione contro le donne ma è conseguenza del fatto( principio causa/effetto) che è maggiore il numero di uomini, rispetto alle donne, che si interessano e partecipano alla politica(se si hanno dubbi,si vada pure a verificare in qualunque circolo di partito oppure in una qualunque manifestazione politica di piazza) e che quindi si candidano per queste cariche politiche.

3) Lavori molto richiesti come ad esempio quelli dell’ idraulico, dell’ elettricista, del radiotecnico, meccanico, etc, oppure le attività imprenditoriali, sono scelti in gran parte da uomini, e come si sa queste attività, in genere, fruttano guadagni maggiori rispetto a quelli riservati a professioni come quella degli insegnanti , che come abbiamo detto sono scelte in gran parte da donne. Quindi se si fa una somma totale dei guadagni di tutti gli uomini e una somma totale del guadagni di tutte le donne, e si trova che il guadagno totale degli uomini è maggiore del guadagno totale delle donne, ciò non è affatto frutto di una “discriminazione salariale” contro le donne,come invece le femministe e i Media vogliono far credere, ma è frutto, appunto, di una disparità di scelta tra uomini e donne nelle professioni, che si traduce quindi una disparità di guadagni tra uomini e donne.
Esempi a parte, più in generale, il Femminismo e i Media attribuiscono ad una presunta “cultura” e “discriminazione”, ciò che invece rientra nella diversità naturale tra uomini e donne, diversità che si traduce, appunto, in inclinazioni diverse, tra uomini e donne, e quindi in scelte e ruoli diversi.

Ma, allora, ci sono vere discriminazioni su base sessuale? Certo che sì. 
Vediamo alcuni esempi fra i tanti:

– il comodo e sicuro lavoro di impiegato in parecchi ambiti statali e parastatali, vede una maggioranza netta di donne rispetto agli uomini pur essendo pari la richiesta di accesso a questi ambiti professionali.

-Lavori come quello di cassieri, commessi, addetti alle accettazioni di cliniche e ambulatori e studi medici, privati o pubblici che siano, vede la presenza quasi esclusiva di donne. In questi ambiti è esplicita la richiesta quasi totale di donne.

-La Legge Fornero, in Italia, prevede sgravi fiscali e riduzione IRAP per le imprese e aziende che assumono quante più donne possibile, ciò si traduce quindi in uno svantaggio economico nell’ assumere un uomo. Pertanto nell’ accesso al lavoro, uomini e donne non hanno pari trattamento, ma diverso trattamento a parità di condizioni, a scapito degli uomini.

-Nei contenziosi post separazione/divorzio, i mariti vengono trattati quasi sempre peggio rispetto alle mogli, arrivando troppo spesso ad essere ridotti a rimanere senza casa, a dormire nell’auto e a mangiare alla mensa dei poveri, oltre che ad essere privati dei figli. Situazioni, queste, che invece alle mogli accadono molto più raramente. Pur essendo quest’ ultime a chiedere maggiormente, rispetto agli uomini, la rottura del matrimonio.

-A parità di reato e suo movente, gli uomini subiscono sanzioni penali più severe rispetto a quelle comminate alle donne, per via del fatto che le donne sono considerate sempre “deboli” o “vittime”.
-A parità di rendimento scolastico, le studentesse ricevono voti maggiori rispetto gli studenti(come si è sempre saputo, e come ha confermato anche una ricerca dell’ OCSE).

E si potrebbe continuare….

Per giustificare le discriminazioni anti-uomo, dette anche “discriminazioni positive”, le femministe, i politici e i Media, barano paragonando le donne, tutte le donne in quanto donne, alle fasce deboli della popolazione(anziani, portatori di handicap, bambini, etc) che come tali ovviamente hanno il sacrosanto diritto a trattamenti diversificati, mentre gli uomini, tutti gli uomini in quanto uomini, alla fascia forte e privilegiata della popolazione. Il che è una menzogna sesso-razzista, che dimentica la varietà degli individui(ogni individuo è un caso a sè stante , con una propria condizione umana, sociale ed economica, e che come tale quindi va trattato a sè stante) per uniformarli in due categorie omogenee. In poche parole, secondo la “logica” femminista, un uomo disoccupato o che si massacra dalla mattina alla sera in una fabbrica, è privilegiato rispetto ad una donna avvocato o impiegata alla banca. Perchè lui è uomo, mentre lei è donna.

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Femminismo Istituzionale e di Potere (tecniche di disinformazione di massa)

AntiFemminismo

Femminismo Istituzionale e di Potere (tecniche di disinformazione di massa).
di Luigi Corvaglia

Il concetto alla base del femminismo istituzionale e di potere è il seguente: l’eguaglianza tra i sessi si situa in un qualsiasi punto che sia tra il 50% e il 100%, se a favore delle donne. Altrimenti è discriminazione contro le stesse.
Questo concetto lo si ritrova, implicito o meno, in tutta la produzione d’ispirazione istituzional-femminista.
Un esempio.
Il World Economic Forum (WEF, nota associazione di filantropi, con alle spalle tutto il gotha finanziario-industriale del pianeta Terra) stila con cadenza annuale i suoi Global Gender Gap Report.
E già questo – permettetemelo – mi suona strano.
In che senso direte voi?
Nel senso che, se un’associazione di paperoni planetari si occupa di questi temi (in maniera non proprio cristallina peraltro come vedremo) lo fa davvero per filantropia o perchè la questione è funzionale ai suoi committenti?
Va beh … lasciamo in sospeso la domanda e tiriamo avanti.
Il WEF dicevo stila annualmente i suoi Global Gender Gap Report che dovrebbero misurare i divari di genere in termini di opportunità (le ultime tre edizioni: 2010-2011-2012 le troverete alla fine della nota).
Nell’edizione del 2007 (ma lo stesso discorso ricorre nelle altre edizioni), a pag. 4, troviamo scritto:

“Our aim is to focus on whether the gap between women and men in the chosen variables has declined, rather than whether women are “winning” the “battle of the sexes”. Hence, the Index rewards countries that reach the point where outcomes for women equal those for men, but it neither rewards or penalizes cases in which women are outperforming men in particular variables”.

Ed infatti, tutti i dati che indicano condizioni di vantaggio per le donne rispetto agli uomini vengono sistematicamente riportati a 1 (perfetta eguaglianza), in tal modo falsando non di poco la reale situazione. Andiamo a verificare.

Stessa classifica, anno 2010, con riferimento all’Italia nel parametro Educational Attainment (Grado di formazione), suddiviso in quattro indici sono riportati i seguenti valori:
i) Literacy (alfabetizzazione) rate 0.99 (female-to-male-ratio)
ii) Enrolment in primary education 0,99
iii) Enrolment in secundary education 1,02
iv) Enrolment in tertiary education 1,41

Gli ultimi due dati indicano un lieve vantaggio nella istruzione secondaria delle donne (1,02) e un fortissimo squilibrio sempre a favore delle studentesse nell’istruzione terziaria (1,41) ma ricevono entrambi il rank 1 (perfetta eguaglianza).
Al contrario, nei primi due dati, la lievissima differenza a sfavore delle donne (0,99) fa sì che i rank assegnati siano 61esima posizione per Literacy rate e 90esima per Enrolment in primary education.
Ciò comporta che il rank complessivo del sotto-indice Educational Attainment sia 49esimo.

Chi legge che la posizione dell’Italia in campo educativo è 49esima nel mondo è perciò indotto a ritenere che vi sia un grave gender gap a sfavore delle donne in Italia.
In realtà si verifica esattamente l’opposto: vi è un grave gender gap a sfavore degli uomini in Italia, ma di questo i/le ricercatori/ricercatrici, autori/rici dello studio non se ne curano minimamente.
Più che uno studio sul gap di genere (che dovrebbe misurare gli squilibri a sfavore di entrambi e combatterli) è in realtà di una ricerca smaccatamente di parte, che dimostra bene quale concezione della parità abbiano gli autori, le autrici.

Si capisce bene quindi come i vari Global Gender Gap Report più che documenti tecnici (il bias lo dichiarano, come abbiamo visto, i suoi stessi autori/autrici) siano dei veri e propri documenti politici.
Parlavo all’inizio come il concetto d’uguaglianza è inteso dal femminismo istituzionale e di potere. Bene.Andiamo avanti. Passiamo alla prassi.

Una volta prodotto un documento, dove o si ritrovano bug come quello sopra descritto oppure di altro tipo (ad es. basare tutto l’impianto “dimostrativo” su precedenti fonti date come certe ma, a verifica, tuttaltro che certe e persino affidabili).
Una volta prodotto il “documento” dicevo, “lo studio scientificamente comprovato”, generalmente sotto l’egida di organismi presupposti prestigiosi (ONU, CEE, OMS, etc., etc., ….) si passa alla fase successiva: la produzione nazionale (per ogni nazione, per lo più del fronte occidentale, ma non solo), sotto l’egida di organismi presupposti prestigiosi a tale livello, di altri studi, di altri documenti che però hanno alla base lo stesso bug, lo stesso intento politico, lo stesso intento discriminatorio del documento-origine, perchè da questo traggono metodologia e dati.

Questa e la genesi, metodo e scopo del seguente documento, patrocinato niente-poco-di-meno che dalla ex-prestigiosa istituzione della Banca d’Italia: “A gender equality index for the Italian regions” (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/qef190/QEF_190.pdf ).

Allegati:
http://www3.weforum.org/docs/WEF_GenderGap_Report_2010.pdf
http://www3.weforum.org/docs/WEF_GenderGap_Report_2011.pdf
http://www3.weforum.org/docs/WEF_GenderGap_Report_2012.pdf

*Nota: sulla falsità di questi metodi di indagine sull “discriminazione di Genere” si veda anche questo documento pubblicato su questa pagina l’ anno scorso: https://www.facebook.com/notes/antifemminismo/la-bufala-del-gender-gap-come-ci-si-inventa-inesistenti-discriminazioni-contro-l/490362260990939

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Le donne sono discriminate sul lavoro?

Pubblicato su facebook:AntiFemminismo il 13 ottobre 2013

di Dimitri De Angelis
“LE DONNE SONO DISCRIMINATE SUL LAVORO!”

Le nostre politichesse (ma anche i nostri amati politici per nobile spirito di opportunismo ed attaccamento alla poltrona) ce l’ avranno ripetuto fino allo sfinimento. Tuttavia, anziché dare per buone le loro (disinteressate!) affermazioni, proviamo a verificarle, attenendoci ai fatti.

Partiamo dalla pubblica amministrazione.

In base a quanto disposto e disciplinato dal decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 196, articolo 7, comma 5, in occasione tanto di assunzioni quanto di promozioni, a fronte di analoga qualificazione e preparazione professionale tra candidati di sesso diverso, l’eventuale scelta del candidato di sesso maschile è accompagnata da un’esplicita ed adeguata motivazione. In buona sostanza, in occasione di un concorso pubblico o di una promozione, a condizioni di parità di merito tra un candidato di sesso maschile ed un candidato di sesso femminile, qualora la scelta NON ricadesse sul candidato di sesso femminile, l’amministrazione è obbligata a giustificare la scelta, ossia, in altre parole, l’amministrazione, a parità di merito, è invitata (obbligata) ad assegnare il posto alla donna. Questa norma giuridica è molto più subdola di quanto non si possa pensare. E’ infatti raro che in un concorso risulti vincitore un solo candidato. Nella quasi totalità dei casi, all’esito del concorso, arriveranno a pari merito almeno 3 o 4 candidati. Tra questi 3 – 4, almeno uno sicuramente è donna. Come fai a “giustificare adeguatamente” la scelta di un uomo? Salvo casi eccezionali, è praticamente impossibile. Ergo: a meno che a detto concorso non partecipi Einstein, l’occupazione sarà data ad una donna. Capito le femministe furbette del quartierino? Visto che gli piacciono tanto “le statistiche”, perché non ne fanno una per verificare quante assunzioni maschili e quante femminili ci sono state negli ultimi anni nella pubblica amministrazione?

Inoltre si stima, che nella pubblica amministrazione la presenza di personale femminile sia nettamente superiore a quella maschile (nella sanità si è arrivati circa al 65% di personale femminile). Come mai questa disposizione è ancora vigente? [Nota di AntiFemminismo:tra l’altro anche se non fosse il 65%, questa disposizione sarebbe stata comunque iniqua e discriminatoria visto che la parità dei sessi non è un’ imposta e obbligatoria presenza al 50%/50% tra uomini e donne, ma bensì parità di trattamento a parità di condizioni, merito, etc, pertanto le “quote” rosa e le “affirmative action” sono di per sè discriminatorie, non a caso le promotrici stesse di queste cose le chiamano “discriminazioni positive”, positive un corno!]

Chi è il sesso discriminato? Perché addirittura si parla ancora della necessità di statuire ulteriori privilegi in favore dell’occupazione femminile?

Ma perché tutte queste menzogne? Io un idea ce l’avrei..

Ps. 1. Cara femminista che leggi questo post. Prima di lasciarti invadere da schizofrenici isterismi, ricorda che l’uomo che potrebbe restare a casa grazie a tale disposizione sessista, potrebbe essere tuo figlio.

Ps. 2. Io non odio le donne. Io non sopporto le ingiustizie e le discriminazioni (quelle vere non quelle inventate).
Continua….

[NOTA finale di AntiFemminismo: Va detto inoltre che la presenza femminile rispetto a quella maschile è maggiore non solo nella pubblica amministrazione, ma anche nella scuola, e in tantissimi altri posti, sia statali, parastatali che privati, quali accettazioni in cliniche,segreterie e/o assistenza in ambulatori medici, di commesse in negozi di ogni tipo e dimensione, etc. E gli uomini invece dove sono maggioranza rispetto alle donne? Dove si soffre o si muore: nei cantieri, nelle fabbriche,etc: il 97% dei morti sul lavoro è maschile.
Aggiungiamo, inoltre, una cosa molto importante: al di là delle statistiche, la disoccupazione maschile è ancora più terribile di quella femminile, in quanto una donna se non riesce a trovare un lavoro, comunque avrà la “chance” del matrimonio: lui lavora, lei casalinga. Possibilità che un uomo non potrà mai avere in quanto è molto raro il caso a parti invertite(moglie lavora, marita sta in casa), perchè questi sono i diversi ruoli naturali di uomini e donne. Quindi un uomo senza lavoro, non ha scampo.]

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