Articoli con tag: figlicidio

La donna che uccise le sue tre figliolette è stata assolta perchè ritenuta “depressa” e non “in grado di intendere e di volere” perchè “lasciata dal marito”. Succede sempre così: quando una donna ammazza i figlioletti o il marito viene sempre ritenuta una “poverina” che ha agito in forza di cause maggiori e quindi o viene assolta o al massimo viene condannata ad una pena assai lieve, insomma la donna è sempre innocente e vittima, anche quando ammazza, mentre se è un uomo lasciato dalla moglie a fare altrettanto, non viene considerato un “depresso” e nessuna attenuante gli viene concessa ma semplicemente definito come “mostro” e trattato come tale, e addirittura non si vuole nemmeno che in tali frangenti(cioè quando è il marito ad uccidere) si parli di “raptus di gelosia” ma di omicidio a sfondo sessista cioè uccisa “in quanto donna”, “perchè donna”. Ricordate che pochi mesi fa due ragazze che massacrarono e uccisero un uomo sessantenne, sono state assolte perchè ritenute “non in grado di intendere e di volere”, mentre un paio di anni fa di un ragazzo di 21 anni accusato(tra l’altro senza prove)di aver palpeggiato alcune ragazze(azione certamente maleducata e sbagliata ma non tale da meritare il carcere) fu sbattuto senza pietà in carcere, trattenuto per mesi e mesi, dove poi si suicidò.
Meditate, oh gente, non siate passivi e pigri, e parlate con i vostri conoscenti, amici e famigliari, di questa assurda disparità femminista anti-uomo.

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Donna incinta uccide neonato per incassare l’assicurazione. Ecco l’ articolo:

COSENZA – Ha volutamente partorito prematuramente e poi ha lasciato morire suo figlio solo per incassare un indennizzo maggiore per un falso incidente stradale.

È questo lo scenario che emerge da una inchiesta della Polizia e della Guardia di Finanza di Cosenza su falsi sinistri della strada, finti invalidi e casi di assenteismo. La mamma del bimbo, un medico dell’ospedale di Corigliano Calabro (Cosenza) ed altre due persone coinvolte nella vicenda sono stati posti agli arresti domiciliari per i reati di infanticidio, falso, truffa, peculato e corruzione. Tutta l’inchiesta ruota intorno alle attività illecite compiute da alcuni medici dell’ospedale di Corigliano Calabro, struttura sanitaria ritenuta dagli inquirenti la base operativa del gruppo criminale. Nel filone d’inchiesta sui falsi incidenti, che vede indagate altre 144 persone, poliziotti e finanzieri stanno compiendo verifiche su alcuni casi di aborti avvenuti dopo la denuncia dei sinistri stradali.

L’episodio del bambino lasciato morire per incassare un maggiore indennizzo dall’assicurazione, definito dagli investigatori «raccapricciante», risale al 2012. La mamma del bimbo, al settimo mese di gravidanza, si consulta con un medico per cercare di recuperare dei soldi in modo facile. Il medico le consiglia, secondo quanto accertato dagli investigatori, di simulare l’incidente stradale e poi di «provocate l’uscita del feto. Dopodichè andate al pronto soccorso».

E così avvenne. La donna, all’epoca dei fatti trentaquattrenne, simulò l’incidente e poi si presentò in ospedale. In realtà, secondo gli investigatori, la donna, con il suo consenso, è stata indotta a partorire prematuramente con la tecnica del «pinzamento». Nonostante il bambino fosse nato vivo, arrivato in ospedale non gli sarebbero state fornite le cure necessarie e sarebbe stato lasciato morire grazie alla complicità del medico del Pronto soccorso di Corigliano Calabro. Una volta riscosso l’indennizzo, medici e pazienti si sarebbero divisi i soldi del risarcimento ottenuto dall’assicurazione. Il dirigente della sezione di polizia stradale di Cosenza, Domenico Provenzano, nel corso della conferenza stampa per illustrare i particolari dell’operazione ha affermato che «sarebbe bastata una boccata di ossigeno e il bimbo oggi sarebbe vivo». Nel filone d’inchiesta relativo ai falsi invalidi sono coinvolti il responsabile di un patronato di Corigliano Calabro ed un avvocato specializzato in cause previdenziali e assistenziali. Il responsabile del patronato e l’avvocato, secondo l’accusa, hanno prodotto falsi certificati medici per documentare patologie inesistenti per il loro clienti in modo da ottenere le indennità dall’Inps. I danni nei confronti dell’Istituto di previdenza sociale ammonterebbero a circa due milioni di euro.

Gli investigatori hanno accertato anche il caso di assenteismo di un medico dell’ospedale di Corigliano il quale, pur risultando in servizio nel nosocomio, in realtà era a casa a guardarsi le partite di calcio. Il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, ha immediatamente disposto un’indagine interna all’ospedale di Corigliano Calabro al fine di verificare eventuali responsabilità.

http://www.gazzettino.it/…/cosenza_tr…/notizie/1138389.shtml

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AntiFemminismo ha condiviso un link.
Pubblicato il 24 agosto 2014
In questi ultimi giorni le femministe e i Media(ricordate:sono armi di distruzione di massa) si sono inventati l’ “emergenza figlicidio” in riferimento alla notizia di due padri che hanno ucciso un figlio, ma ignorano o meglio fanno finta di ignorare che il numero di “figlicidi” commessi da madri è molto più alto rispetto a quello commesso da padri, e che quest’ ultimi subiscono sanzioni penali molto più severe rispetto alle madri(e addirittura la Legge prevede sanzioni minori se a commettere il “figlicidio” sia una madre). Comunque non esiste nessuna “emergenza figlicidio”, in quanto la stragrande maggioranza, anzi la quasi totalità(99,999999999999999999%) dei genitori, madri o padri che siano, non uccide nè maltratta i propri figli.

http://it.avoiceformen.com/diritti-umani/emergenza-figlicidio-ma-le-madri-assassine-fanno-ancora-meno-anni-di-prigione/

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AntiFemminismo
Pubblicato il 1 settembre
Madre uccide figlio a sassate, il Corriere titola: «Patrick, folle atto d’amore estremo di una mamma senza più speranze».

Padre uccide figlia a coltellate, il Corriere titola: «Lo psichiatra: «Il raptus non esiste e vi dico perché sono malvagi»».

«I tribunali trattano in modo diverso padri e madri che hanno ucciso i loro figli in tutte le fasi del processo, secondo il presupposto che “gli uomini[che uccidono] sono cattivi e normali, le donne[che uccidono] sono matte ed anormali”. Le donne hanno minori probabilità di venire processate, e predominantemente evitano la galera venendo sottoposte a cure psichiatriche. Gli uomini ricevono sentenze normali e vengono incarcerati»

[Ania Wilczunski, “Mad or Bad? Child-Killers, Gender and the Courts”, British Journal of Criminology 37 (1997) 419]

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