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La donna considerata “senza anima”: altro falso femminista.

Pubblicato su facebook:Antifemminismo nel settembre 2013
L’ANIMA DELLE DONNE

di Massimiliano Fiorin

Esiste una consolidata tradizione, nata in Europa nel tardo seicento ed esplosa coi pamphlet illuministici che hanno preparato la Rivoluzione Francese, consistente nell’inventarsi di sana pianta qualche proposizione di carattere storico, politico, dottrinale, ecc., utile a propalare la diffamazione verso l’avversario, ma difficilmente smentibile a causa della relativa impossibilità di verificare le fonti. A tali fini, spesso si sono utilizzate false ricostruzioni basate su “inediti” documenti storici, in genere risalenti a molti secoli addietro, e quindi difficilmente reperibili per i più.

Nella realta’, a volte questi documenti sono stati inventati ex novo (vedi i famosi Protocolli dei Savi di Sion, che ora vengono attribuiti ai servizi segreti zaristi della fine dell’ottocento, oppure i “dossier segreti” che proverebbero il grande complotto per nascondere la discendenza terrena di Gesu’ Cristo, asseritamente ritrovate nella biblioteca nazionale di Parigi nel 1975 dagli emuli del “Priorato di Sion”, su cui si basa anche il recente best seller di Dan Brown “Il Codice da Vinci”).In altri casi, invece, si è trattato di arbitrarie interpretazioni di documenti autentici, che però nella realtà dei fatti storici riguardavano tutt’altro, o comunque non consentivano affatto di sostenere quel che a secoli di distanza si è voluto far loro dire. 

Alle origini il nemico principale era la Chiesa Cattolica, ma con il progredire della storia il metodo è stato utilizzato – sempre con maggiore raffinatezza – nei confronti di tutte le categorie sociali sgradite ai potenti di turno. A partire dal secolo scorso, quando le masse sono affacciate alla vita pubblica e sono nati i moderni mezzi di comunicazione, per continuare questo tipo di diffamazione ci si è basati anche sulle famose leggi della propaganda elaborate da Joseph Goebbels (tra le quali quella per cui più la spari grossa e più e’ probabile che ti credano). 

Nel XVIII secolo il procedimento poteva contare sul fatto che – per la media borghesia e il popolino al quale si rivolgevano i primi pamphlet – i libri antichi costavano assai ed erano comunque poco accessibili: quindi non era facile che qualcuno si prendesse la briga di andare a verificare. Ma anche oggi, nell’era di Internet, la gente comune riceve ogni giorno migliaia di informazioni che – per forza di cose – non può verificare, e comunque non e’ affatto incentivata a farlo perché la comunicazione avviene per spot e per slogan, e quindi nessuno ha più lo stimolo mentale di prendersi la briga. Quindi il meccanismo continua a funzionare.

In questo ambito, un esempio particolarmente gustoso e’ la favoletta del Concilio di Macon.Ancora oggi, in televisione, sui giornali, da parte di donne invasate e spesso anche da politicanti di sesso maschile che ne hanno sposato la causa, ogni tanto ci si può sentir asseverare che ” la Chiesa Cattolica ha aspettato molti secoli, e ci e’ persino voluto un Concilio per stabilire che la donna ha un’anima come l’uomo! “.E’ un argomento di colpevolizzazione “storica” nei confronti dell’intero genere maschile, nato appunto nella Francia prerivoluzionaria del settecento, ma ancor oggi ripreso ed utilizzato dalla propaganda femminista.Si possono persino citare fior di saggi sul medioevo da parte di insigni studiosi, nei quali questa storiella viene riportata pari pari, e riferita al – mitico – Concilio di Macon.

Ma se andiamo a verificare, intanto scopriamo che a Macon – in Francia – non ci fu nessun Concilio, bensi’ un Sinodo di vescovi, nel 585.Esistono ancora tutti gli atti sinodali, ma la storiella dell’anima delle donne non la si ritrova da nessuna parte. L’unica fonte che abbiamo al riguardo e’ la “Historia Francorum” di san Gregorio, che partecipo’ ai lavori perché era vescovo di Tours.Nell’ottavo libro si narra di fatterelli avvenuti nelle pause dei lavori, e si riferisce di un vescovo che propose una specie di quiz da sofista agli altri padri: il termine latino “homo”, usato nelle sacre scritture, può essere usato nel senso di “persona”, comprendente entrambi i sessi, o e’ sinonimo di “vir”, cioè “uomo maschio”? All’epoca si trattò di un semplice sofismo filologico, e non di uno scrupolo femminista ante litteram. 

Anche se lo scrittore cattolico Vittorio Messori, uno dei primi a denunciare il falso, annota che con l’avvento del politically correct il problema è ritornato d’attualità: “negli Stati Uniti, ad esempio, se si intende alludere a entrambi i sessi, ora non si usa più man ma sempre person. Se, negli States, vi capita di partecipare a un congresso, e se non volete essere aggredito come “sessista” e “sciovinista maschilista”, guardatevi dal chiamare il “presidente” o “moderatore” chairman: secondo il vocabolario “non discriminante” ora si dice chairperson….” (Pensare la storia, San Paolo, Milano 1992). 

Comunque, per tornare alla storiella di Macon, riferisce San Gregorio che gli altri vescovi risposero al problema filologico citando la Genesi, dove – nella vulgata latina – quando si dice che Dio “creò l’uomo, e maschio e femmina lo creò”, si usa il termine “homo” che quindi si deve riferire ad entrambi i sessi.Inoltre, i vescovi fecero riferimento al termine messianico di Gesù “figlio dell’uomo” che nella vulgata di san Gerolamo e’ “filius hominis”, che viene usato benché Gesù altrove sia definito anche “filius Virginis”, cioè della Vergine, dunque di una donna.Pertanto, se ne deduceva che il termine latino homo, hominis nelle scritture e’ riferito ad entrambi i sessi. 

Su questa storiellina, nel settecento gli illuministi francesi costruirono il solito pamphlet diffamatorio per cui il sinodo di Macon diventò un solenne Concilio, e il giochino filologico di san Gregorio una accanita discussione teologica sull’anima della donna, fino ad allora messa in dubbio dalla solita Chiesa medioevale intollerante, maschilista e sessuofoba, e riconosciuta esistente solo a fatica e dopo una lunga disputa che si concluse rifacendosi alla maternità divina di Maria.Quest’ultima, essendo donna e madre di Dio, non poteva (bontà loro, cioe’ dei padri conciliari maschi e sciovinisti) essere priva dell’anima. 

Che questa storia sia una pura diffamazione sarebbe intuibile soltanto a considerare che, come ognuno può immaginare, ci sono nella storia della Chiesa, oltre alla Vergine Maria, storie di sante martiri canonizzate molto prima di Macon, e del resto basta leggere i Vangeli e la storia della Maddalena, di Marta e Maria, ovvero delle pie donne che assistevano Gesù coi loro beni (S. Luca), e ancora delle tante cristiane nominate da San Paolo nelle sue lettere, per capire che una disputa teologica cattolica sul fatto che le donne avessero l’anima è sempre stata cosa che non stava ne’ in cielo ne’ in terra. 

Eppure, chi vuoi che si prendesse la briga – nel settecento ma anche oggi – di andare a verificare le fonti e cercare in qualche biblioteca l’Historia Francorum di san Gregorio di Tours?

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