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AntiFemminismo
Pubblicato il 27 ottobre 2014
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In questi giorni non si fa altro che parlare della condanna a morte inflitta ad una donna iraniana, tal Reihaneh Jabbari, che uccise un uomo con coltellate alla schiena. I Media subito si sono schierati dalla sua parte, considerandola- senza prova alcuna ma solo e soltanto in base alla sua dichiarazione difensiva- “una povera vittima che si è difesa” da un “maschilista che voleva stuprarla”.

Tutti all’ unanimità, uomini e donne, atei e cattolici, “tradizionalisti” e Lgbt, belli e brutti, santi e peccatori, sia su facebook che altrove, stanno pubblicando pensieri e articoli retorici in difesa di questa assassina, criminalizzando così la povera vittima uccisa che in quanto morta non può difendersi da queste infamanti accuse.

Questa donna sarebbe stata graziata(cioè pena capitale tramutata in carcere) se non avesse subito pressioni da gruppi ideologizzati( in senso femminista) a criminalizzare la vittima, in quanto i parenti della vittima erano disposti a farle concedere il carcere al posto della pena capitale, e invece l’aver criminalizzato il loro caro ammazzato ha fatto cambiare loro idea. Quindi a pensarci bene anche lei è stata vittima del femminismo.

Ciò che contestiamo è che tutti senza sapere come siano andate le cose, senza conoscere le documentazioni processuali nè altro, senza tenere il minimo rispetto per la povera vittima assassinata, già hanno “assolta” questa donna omicida e fatta passare per una “vittima”.

Questo perchè da noi, a furia di quotidiane e martellanti campagne e istituzionali sul “femminicidio” e la “violenza contro le donne”,costruendoci intorno una realtà apocalittica che per fortuna non esiste e quindi creando l’ immagine sempreterna della “donna debole e vittima”, si è instillata la convinzione che se una donna uccide un uomo lo fa solo per “difesa” o comunque per reazione a “maltrattamenti”. Quindi l’ idea che anche una donna possa uccidere non per difesa e non per reazione, sembra che non sfiori quasi nessuno. E siccome lei ha detto che ha ucciso “per difendersi”(fermo restando che anche il diritto alla legittima difesa impone i suoi limiti), allora per tutti significa che è VERO. Senza discutere, senza dubbio. La donna è sempre innocente. Fine della storia.

Ma da che mondo è mondo nessun assassino, nessun reo, a meno che non si stia pentendo del suo delitto,confessa le reali motivazioni per cui ha compiuto il delitto, cioè è ovvio che cerchi in ogni modo di alleggerire la sua posizione processuale(e quindi la conseguenziale sanzione penale) dando una versione dei fatti del delitto compiuto quanto più possibilmente passibile di attenuanti. E’ ovvio, normale, naturale. Ciò che però non è ovvio nè normale nè naturale, è dare per scontata, per vera, la versione dei fatti di una qualsiasi donna che ha ammazzato un qualsiasi uomo, solo perchè donna, quindi considerata “innocente” per definizione. Questo è razzismo. Certo, un razzismo politicamente corretto che piace agli “antirazzisti”, a Renzi, a Napolitano, alla Boldrini, al popolobue, ma sempre razzismo è.

Ora sia ben chiaro una cosa: noi siamo garantisti, anzi ultragarantisti, quindi oltre ad essere contrari senza se e senza ma alla pena di morte(e quindi siamo dispiaciuti per questa esecuzione nei confronti di questa assassina) non prendiamo per “oro colato”, per Verità Assoluta, le decisioni di una sentenza giudiziaria(basti pensare il caso Tortora da noi, oltre che i tanti e tanti uomini condannati e sbattuti in galera per false accuse di stupro), e di conseguenza sappiamo benissimo che una qualsiasi sentenza, sia di condanna che assolutoria, possa essere in alcuni casi viziata da errori o addirittura da pregiudizi. Quindi se intorno alla vicenda giudiziaria di questa donna, così come intorno a qualsiasi altra vicenda giudiziaria, ci sia un dibattito mediatico e sociale, sia a livello nazionale che internazionale,volto a fare maggiore chiarezza, per noi BEN VENGA, ma INVECE dare per scontato, per vero, senza dubbio alcuno, per parito preso, come si sta facendo, che questa si sia “solo difesa”(accoltellando alla schiena?), basandosi solo sulla sua dichiarazione data per vera a priori solo perchè donna, è un abominio, un’infamia.

Vedete, la causa di questa mobilitazione mediatica in difesa di questa assassina non è dipesa dal fatto che la vicenda è avvenuta in Iran(che comunque nel quale il 98% dei condannati a morte, compresi reati come l’ adulterio, è di sesso maschile, e però i Media occidentali denunciano solo quando è una donna ad essere condannata, creando così nella gente occidentale la percezione che da quelle parti solo le donne vengano condannate), ma è dipesa da ben altro.

E’ dipesa dal fatto che da noi(e non solo da noi), come detto prima, a furia di sensazionalistiche e retoriche campagne mediatiche tese a dipingere le donne come perenni ed eterne vittime di “violenza maschile” e “femminicidio”, si è creata nella gente l’ idea della donna “sempre vittima” e che quando ammazza un uomo lo faccia “solo per difesa”. Ormai questa idea è diventata pensiero unico, o comunque dominante, e come tale influenza anche le decisioni giudiziarie(i giudici e i giurati popolari sono persone e quindi influenzabili dalla “mentalità comune”, dallo “spirito dei tempi”).
E come si sa, spesso le sentenze giudiziarie “fanno Giurisprudenza”. Ergo, nella nostra Giurisprudenza ormai è diventata comune la prassi di prosciogliere “perchè il fatto non costituisce reato” quelle donne che ammazzano uomini, anche nel più crudele e più premeditato e calcolato dei modi, e che poi in sede processuale, al fine di alleviare la loro posizione giudiziaria, dichiarano di essere “state vittime di violenza” o “maltrattamenti”.

Ormai, questa è un vera e propria “carta vincente”, che funziona quasi sempre, perchè combacia bene con l’ immagine della donna(“debole e vittima”) che è venuta a crearsi nella mente dei più.

Peschiamo solo alcuni (fra i tanti) di esempi in tal senso:
-Una donna che uccise il suo marito(che dormiva) a colpi di ascia. Prosciolta perchè dichiarò che lui la “maltrattava”.

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo443089.shtml

-Una donna, in GB, che bruciò vivo suo marito(che dormiva) con il Napalm dopo averlo preparato accuratamente in una specie di laboratorio. L’ uomo morì dopo dieci giorni di atroci sofferenze in ospedale. La carnefice dichiarò di essere stata “vittima di maltrattamenti” e questo le fece ridurre la condanna in appello da ergastolo a 3 anni, e addirittura la moglie dell’ allora premier Tony Blair le conferì una medaglia per il suo gesto.

http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/1651234.stm

-Una donna, in Italia, che uccise con 12 coltellate suo marito e poi insieme all’ amante(di lei) ne occultò il cadavere nel Tevere, e nei confronti di cui la Procura chiese l’ ergastolo, venne assolta “perchè il fatto non costituisce reato”. Anche lei aveva giocato la carta vincente della “donna vittima”. “Et voilà”, è diventata vittima ed eroina.

http://it.avoiceformen.com/suggerito/reihaneh-jabbari/
-Una donna, negli Usa, che uccise suo marito a coltellate è stata assolta perchè ha dichiarato che il marito “la maltrattava”.

http://abcnews.go.com/US/julie-harper-acquitted-degree-murder-husbands-shooting-death/story?id=25914277

Per una questione di brevità interrompiamo il tragico elenco…

Agghiaccianti provvedimenti assolutori e giustificatori, questi, esaltati dai Media e fatti passare per “diritti delle donne”,e che vanno contro ogni principio umano, morale e giuridico, in quanto permettono la calunnia e la criminalizzazione contro i morti ammazzati che in quanto morti non possono difendersi da queste accuse, e comunque anche se fossero vere queste accuse(ammesso e non concesso), lo stesso non sarebbero giustificati questi omicidi perchè non rispetterebbero i vincoli del sacrosanto diritto alla legittima difesa, in quanto vere e proprie esecuzioni, spesso premeditate e a sangue freddo, fatte al fine di vendetta.

Un vero e proprio imbarbarimento della società civile e del Diritto, frutto dell’ ideologia Femminista che non conosce il senso dell’ equità, della misura, della punizione nei limiti dell’ umanità, della presunzione di innocenza di un accusato, ma si basa solo e soltanto sui più bassi e sanguinari istinti vendicativi. E per rendervi maggiormente conto di quanto la mentalità femminista vada in tal senso, considerate che uno dei simboli principali usati dal Femminismo è il dipinto di Artemisia che mostra una donna(Giuditta) che sgozza e decapita un uomo(Oloferne). Vi sembra un’ ideologia e un pensiero pacifico, questo?

Questo è quanto avviene in Occidente,e per questo motivo i Media e le nostre Istituzioni, nonchè il popolino, vorrebbero che questo avvenisse anche altrove, cioè in contesti meno femministi rispetto al nostro(ma ovviamente non per questo più civili), e quindi si meravigliano e si indignano quando non avviene.

Una possibile conseguenza di questa indegna e sciagurata mobilitazione mediatica e sociale internazionale in difesa di questa assassina, aggraverà ancora di più questa orribile prassi di assolvere le donne che uccidono uomini e che poi si dichiarano “vittime di maltrattamenti”, in quanto i giudici e i giurati nostrani, influenzati da questa campagna, non vorranno certo sentirsi complici di un “altro caso Reihaneh Jabbari”, e quindi finiranno ancor di più per avallare e accreditare questa prassi che non è affatto esagerato definirla Licenza di Uccidere un uomo da parte di una donna dietro la carta vincente del proclamarsi “vittima di maltrattamenti”.

Ormai è una una barbarie senza fine. Grazie al Femminismo.

p.s: sulla vera situazione delle donne da quelle parti leggere anche :
https://www.facebook.com/notes/antifemminismo/salviamo-sakineh-e-gli-altri/985916088102218
e qui:https://www.facebook.com/297305676963266/photos/pb.297305676963266.-2207520000.1414430121./975726895787804/?type=1&theater

Mentre sulla vicenda di questa donna:http://it.avoiceformen.com/suggerito/reihaneh-jabbari/

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Pubblicato il· 26 ottobre 2014
Il Femminismo: come ti criminalizzo la vittima(maschile) e faccio passare la carnefice per vittima ed eroina.
Domani ci esprimeremo un pò più approfonditamente a riguardo, per il momento si veda qui:

http://it.avoiceformen.com/suggerito/reihaneh-jabbari/

Il 98% dei condannati alla pena di morte in Iran sono uomini.   Possono venire impiccati 10 volte, e la stampa occidentale non muoverà un dito per loro.  Ma quando la condannata è una assassina donna la stampa occidentale si scatena e “informa” che l’iraniana Reihaneh Jabbari sarebbe stata ingiustamente condannata:

“Iran, uccise a coltellate il suo stupratore. 26enne rischia di essere impiccata”.  (Il Fatto Quotidiano)

“Iran, ragazza condannata a morte: uccise l’uomo che voleva stuprarla”. (Repubblica).

“La donna era stata condannata per l’uccisione di un uomo che aveva tentato di stuprarla”. (Corriere della Sera).

Sarà vero?

Nell’occidente è ormai pratica comune che le assassine tentino la difesa femminista: fingersi vittime accusando di stupro o violenza la vittima che hanno ammazzato, tanto è morto e non può smentirle.

Uno degli esponenti della magistratura Iraniana, il giudice dr. Tardat che faceva parte di uno dei collegi che hanno condannato Reihaneh Jabbari, è ora in pensione ed ha accettato di essere intervistato.

Reihaneh ha confessato sotto costrizione?

Quasi nessuna delle evidenze chiave provengono dal primo interrogatorio, bensì da ciò che ha detto nel processo mentre era con i suoi avvocati.  Descriveva in maniera fredda e rilassata ciò che aveva fatto.

La relazione di Reihaneh con l’uomo ucciso era solo di tipo lavorativo?

La signora ha detto 3 volte in tribunale che “gli davo servizi in cambio di benefici”.  Si riferiva a servizi sessuali.  Oltre ad avere un fidanzato ed un ragazzo, intrecciava relazioni con molti uomini contemporaneamente, incluso il manager presso cui lavorava.  C’è un SMS del fidanzato: “Hai chiuso con me quando sei andata a letto con … ”.

Quale era il movente dell’omicidio?

Ho nominato una psicologa per effettuare una perizia sull’assassina.  La psicologa ha riferito che l’assassina soffriva di un estremo disturbo narcisistico di personalità.  Il suo stato mentale ha contribuito all’omicidio, ma era capace di intendere e di volere.   Siccome l’uomo ucciso viaggiava molto vendendo equipaggiamenti medici, le aveva promesso viaggi in Europa senza mantenere la promessa, provocandole rabbia.  Le aveva anche promesso di prestarle la Toyota Camry per un picnic il giovedì con gli amici della donna, ma non lo aveva fatto; questo anche le ha provocato rabbia.  Diceva di essersi sentita imbarazzata davanti agli amici.

Reihaneh  ha premeditato l’omicidio?

L’uomo le aveva chiesto di levarsi il velo, e lei aveva rifiutato.  Quando le abbiamo chiesto se aveva subito atti di coercizione, ha risposto che lui si era allontanato per pregare.  L’analisi forense sulle tracce di sangue ha mostrato che è stato accoltellato da dietro.

I vicini hanno sentito Reihaneh che gridava chiedendo aiuto?

La scena del crimine è un palazzo di 5 piani costruito in maniera tale che anche un debole rumore sarebbe stato facilmente sentito.  Nel processo i vicini hanno detto che avevano solo sentito un oggetto cadere, che era la seggiola su cui stava la vittima.

Viene affermato che Reihaneh era stata drogata.  Quale è il risultato delle indagini?

C’erano due bicchieri, che sono stati esaminati.  Uno conteneva Dinoxilat, che è un lassativo.

C’è una campagna di sostegno per Reihaneh, ha letto cosa dicono?

Ho visto gli articoli e mi dispiaccio della debolezza dell’Iran nel rispondere a queste menzogne.  Come sempre, ho fatto il possibile per convincere i familiari dell’uomo ucciso a perdonarla.  Ma ora, con l’invasione dei gruppi che in base ad un’agenda ideologica diffondono calunnie contro la vittima, i suoi familiari non sono d’accordo nel perdonarla.  Mi hanno risposto: “prima di tutto, non si è pentita.  Poi, invece di dire la verità, diffama mio papà dandogli dello stupratore”.

Secondo la legge islamica, i parenti della vittima di un omicidio possono scegliere se l’omicidia deve essere punito con la pena di morte o ricevere una somma di danaro (chiamata Diah) risparmiando la vita all’omicida.

A causa della strumentalizzazione dei media, Reihaneh non ha ricevuto il perdono e la pena è stata oggi eseguita.

*   *   *

L’appoggio della stampa occidentale all’assassina Reihaneh riflette le ingiustizie dei sistemi giudiziari occidentali che discriminano contro gli uomini.  Negli USA, una condanna alla pena di morte per omicidio è da 5 a 20 volte più probabile se l’assassino è uomo piuttosto che donna [1,2].  In Georgia, USA, una condanna alla pena di morte per omicidio è 2.5 volte più probabile se la vittima è una donna piuttosto che un uomo.     È 14 volte più probabile se la vittima è una donna bianca piuttosto che un uomo nero.  Ogni anno circa 1900 donne commettono omicidi negli USA, circa il 90% delle loro vittime sono uomini, ma nessuna donna ha mai ricevuto la pena di morte per aver ucciso “solo” un uomo [3].  23 persone sono state riconosciute innocenti dopo l’esecuzione, e tutti e 23 erano uomini.

Negli omicidi familiari, un uomo che uccide la moglie riceve in media una condanna a 17 anni, mentre 6 anni è la condanna media ricevuta da una moglie che uccide il marito.  Il 16% delle mogli e l’1.6% dei mariti condannati evitano la galera [4].

Una simile disparità di trattamento avviene in tutto l’occidente.  In Inghilterra, è addirittura raccomandata da giudici donne [5].

In Inghilterra, Kiranjit Ahluwalia produsse una sostanza simile al naplam, con cui diede fuoco al marito mentre dormiva.  L’uomo morì dopo 10 giorni di terribili sofferenze.  Kiranjit fu condannata all’ergastolo.  L’associazione femminista “Sorelle Nere di Southall” la aiutò a riaprire il caso,  e accusando l’uomo di violenza riuscirono a farle ridurre la pena a 3 anni.  Addirittura, la sinistra inglese ha premiato l’assassina con una medaglia al valore e con la motivazione «ha mostrato alle donne la strada verso l’indipendenza e l’autostima» [6].

Donelda Kay ammazzò ad una festa con una coltellata il ragazzo conosciuto 6 settimane prima.  Anche in questo caso le femministe riuscirono ad impedire la giusta condanna, facendola passare come donna picchiata da altri precedenti ex.

In Italia, il 27/1/2004 Luciana Cristallo, con il nuovo compagno, invita l’ex marito per discutere di una polizza vita scaduta. Un mese dopo il Tevere restituisce il cadavere dell’uomo, ucciso con 12 coltellate di cui una al cuore. L’assassina confessa, gioca la carta della vittima affermando di aver agito per autodifesa, gioca la carta della madre premurosa affermando “mi sono liberata del cadavere per non fare soffrire i miei figli”, ma viene chiesto l’ergastolo. Risultato: assolta per “legittima difesa”, prescritto il reato di occultamento di cadavere, diventa stellina del programma “un giorno in procura”.

L’ultimo caso è recente: USA, assolta per aver ammazzato il marito.

[1] Christina Sterbenz, “Why the Death Penalty in America is Sexist”, Business Insider, 6/9/2013.

[2] US. Dep. of Justice, Bureau of Justice Statistics, NCJ-29921 (1990).

[3] W. Farrell, “The Myth of Male Power”.

[4] 1994 Bureau of Justice Statistics analysis, come riportato in M. Weiss, C. Young, “Feminist jours prudence.  Equal rights or Neo-Paternalism?”, Policy Analysis 256, Cato Institute, 19/6/1996.

[5] The Telegraph, 11/11/2010, “Judges told: be more lenient to women criminals”.

[6] BBC news, “Killer given domestic violence award”.

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Pubblicato il 17 ottobre 2014
Operaio si impicca perchè su mille euro netti che guadagnava al mese, 900 ne versava alla ex moglie. Il Femminismo.

http://salerno.ottopagine.net/2014/10/16/si-impicca-per-depressione-versava-900-euro-allex-moglie/

Articolo di Valentina Bello

Aveva già tentato in passato di farla finita ma non era mai riuscito a compiere quel terribile gesto. Oggi pomeriggio, la sua debolezza ha preso il sopravvento. P.D., operaio 52enne, divorziato, si è tolto la vita impiccandosi ad una trave, in un deposito di attrezzi agricoli, in località Papaleone di Eboli. Da quanto si apprende, la causa che avrebbe portato l’uomo al suicidio sarebbe il grave stato depressivo in cui si trovava da tempo, a seguito del divorzio dalla moglie e della separazione dei figli, trasferitisi tutti a Salerno. Questi cambiamenti gli avrebbero creato una serie di gravi difficoltà economiche. L’uomo, infatti, doveva versare 900 euro di alimenti all’ex consorte, rispetto ai suoi mille euro netti di stipendio. Sulla tragedia, consumatasi nello stabilimento agricolo, stanno indagando i Carabinieri.

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AntiFemminismo
Pubblicato il 10 ottobre 2014
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Mi scrive in privato un lettore chiedendomi se penso che la critica antifemminista valga solo in riferimento alla situazione(femminile e maschile)occidentale o anche in riferimento a quella dei Paesi non occidentali(specie quelli a maggioranza islamica). La mia risposta è questa: vale anche in merito a quest’ ultimi. Ci dispiace essere impopolari, ma la verità va detta, anche se a volte può essere impopolare. 

Contrariamente a quanto i Media e la propaganda femminista fanno credere, infatti anche da quelle parti c’è il brutto vizietto di considerare le donne come “sempre deboli e vittime” e quindi meritevoli di trattamenti diversificati e vantagiosi rispetto agli uomini(specie nei contenziosi post divorzio e nei processi giudiziari).
La maggior parte della gente occidentale crede che da quelle parti le donne vengano “lapidate”. La realtà invece è che in quelle zone(non molte, per fortuna) dove vige la pena capitale per adulterio, tale legge non vale solo per le adultere ma anche(e soprattutto) per gli uomini adulteri. Solo che quando sono gli uomini a finire sotto la pena capitale per adulterio(vero o presunto tale), i Media occidentali tacciono(o al massimo si limitano riportare la notizia in qualche breve trafiletto di giornale), mentre quando c’è qualche isolata condanna(ripetiamo, condanna, non esecuzione) di una adultera, i Media e il popolo internazionale si mobilitano facendo pressione sul governo locale, e ottenendo così la Grazia per la condannata. E sono i bambini maschi, e solo e soltanto loro, ad essere sfruttati nel lavoro minorile ed essere costretti ad essere arruolati in eserciti e milizie armati(la piaga dei “bambini soldati”)
Emblematico fu, quattro anni fa circa, il caso di Sakineh, la quale nonostante fosse(sia) un’ assassina adultera, i Media occidentali la fecero passare per una “povera innocente” parlando solo del suo adulterio ma non del suo omicidio premeditato contro il marito, e a forza di appelli e mobilitazioni internazionali il governo iraniano(probabilmente per acquisire credito verso l’ opinione pubblica occidentale) le concesse la grazia tramutando la pena da morte a carcere.
Circa quella vicenda, segnaliamo questo articolo di Rita Vergnano, la quale, dati alla mano, mostra come da quelle parti a finire sotto i colpi della pena di morte(sia per i reati comuni, sia per quelli di adulterio, sia per quelli legati all’ apostasia o blasfemia religiose) sono in GRAN PARTE uomini:http://www.uominibeta.org/articoli/salviamo-sakineh-e-gli-altri/Molti pensano anche che da quelle parti lo Stato e la società giustifichino e incoraggino la violenza contro le donne. La verità è invece è che da quelle parti vige la condanna a morte per stupro, e gli stupratori(veri o presunti) vengono impiccati pubblicamente, e i loro corpi appesi vengono orribilmente mostrati al pubblico ludibrio. In fondo questa è la stessa orribile pena che le donne(lodevoli eccezioni a parte), occidentali e non occidentali, invocano contro gli autori di violenza sessuale.

Un altro caso emblematico è quello dell’ India(che invece non è islamico), dove sono bastati un paio di casi di bruttissime violenze contro alcune ragazze in sperduti e remoti villaggi di quel Paese, affinchè i Media occidentali descrivessero quel Paese come un “inferno” per le donne e criminalizzassero gli uomini indiani, quando invece in quel Paese le cosiddette “discriminazioni positive” a favore delle donne sono ancora più marcate e forti di quelle dei Paesi femministi occidentali.

In conclusione:

Non neghiamo che la situazione delle donne di quelle zone sia peggiore di quella delle donne occidentali ,e che a volte ci siano brutte condizioni per esse, tuttavia i Media e la propaganda non evidenziano l’ altra metà(cioè quella maschile) della situazione di quelle parti, per nulla migliore di quella femminile. Queste che i Media descrivono in merito alla situazione delle donne in quei paesi,sono mezze verità(mischiate a menzogne immani), e, come è risaputo, le mezze verità sono le peggiori menzogne. Quindi non è affatto vero che da quelle parti le donne vengano “discriminate” rispetto agli uomini. Anzi a volte, come visto, capita l’ esatto contrario.

P.S: per approfondimenti si veda anche:

http://www.uominibeta.org/contributi/il-mito-delloppressione-patriarcale-in-iran/

http://www.uominibeta.org/contributi/contratto-di-servitu-per-gli-uomini-in-iran-il-mito-del-divorzio-patriarcale-oppressivo/

http://www.avoiceformen.com/feminism/feminist-corruption/10-year-old-raped-afghan-girl-an-expose-on-the-international-corruption-of-feminism/

http://www.avoiceformen.com/men/afghanistan-is-the-hotbed-of-male-disposability-boy-or-man-worlds-reaction-help-women-and-girls/

http://it.avoiceformen.com/diritti-umani/discriminazioni-contro-gli-uomini-in-india/
http://www.avoiceformen.com/feminism/feminist-censorship/honor-killings-and-husband-killings-what-they-wont-tell-you/

http://www.avoiceformen.com/gynocentrism/hidden-information-on-boko-haram-school-attacks-bringbackourgirls/

http://tinyurl.com/kb6l9xn

http://tinyurl.com/l8r8uhb

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AntiFemminismo ha condiviso la foto di Women Against Feminism.
Pubblicato il 15 ottobre 2014
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“I don’t need feminism”(non ho bisogno del femminismo). Il sorriso di questa donna africana vale un miliardo di volte di più delle chiacchiere femministe piene di livore e falsificazioni. Le nostrane femministe e arrabbiate varie sicuramente diranno: “è una povera donna plagiata dai cattivi maski bianki occidentali!!!!!!!!!”
Ormai conosciamo la tiritera.
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AntiFemminismo
Pubblicato il 13 ottobre 2014
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Se leggete il libro(in inglese) di Ernest Belfort Bax(un attivista britannico dei diritti dei lavoratori), dal titolo “The Fraud of Feminism” (La Frode del Femminismo) del 1913,e tutti gli altri suoi documenti e interventi a partire dalla fine dell’ 800, rimarrete sbalorditi perchè molte delle cose che denuncia a riguardo della società dell’ epoca, cioè di più di un secolo fa, sono pressochè le stesse di oggi: ad esempio, la disparità di trattamento giudiziario tra uomini e donne a favore di quest’ ultime a parità di reato,l’ indulgenza verso donne uxoricide e infanticide quando invece gli uomini per lo stesso reato finivano alla forca, l’ iniqua procedura a scapito dei padri nei contenziosi post separazione, l’ attenzione politica e sociale rivolta solo alle problematiche femminili e non anche a quelle maschili, le cosiddette “discriminazioni positive”(affirmative action”) legislative a favore delle donne, e così via. Incredibile, ma vero!

Qualcuno allora potrebbe pensare: “ma allora era un profeta?” No, amici, semplicemente ciò che avveniva all’ epoca, in quell’ epoca che nell’ immaginario collettivo appare “maschilista”, in realtà vi erano le stesse problematiche di iniquità femminista che vi sono oggi, e lui si limitò semplicemente a denunziarle . Nessuna società “maschilista”, quindi. Anzi, si può dire che la situazione per gli uomini era ancora peggiore tempo fa, perchè oltre a queste cose gli uomini, tutti gli uomini(salvo rare eccezioni) erano costretti a svolgere il servizio militare(che all’ epoca durava vari anni, ) e a partire al fronte di guerra(e allora le guerre erano molto frequenti) dove ne morivano e ne rimanevano mutilati a milioni e milioni, senza che il Femminismo dell’ epoca(ancora più feroce di quello di oggi, contrariamente a quanto molti pensano) ne ravvisasse una problematica maschile.

Quello di Ernest Belfort Bax è un prezioso documento storico che testimonia la prassi dell’ epoca in merito al rapporto fra i sessi, e quindi leggendolo e confrontandolo con i parametri attuali, fuga ogni leggenda metropolitana sul “maschilismo” della società pre-1968(come testimoniò anche Benedetto Croce, non esisteva, e non è mai esistito nessun “maschilismo”). E nemmeno può essere accusato di avere una visione politica di parte in merito a questo argomento , visto che egli politicamente apparteneva alla sinistra(a quei tempi esistevano Sinistre e Destre serie),quindi tiratene le somme.

Il Femminismo non è un movimento politico, e non è nemmeno una ideologia in sè, è semplicemente un primordiale e basso istinto trasformato in ideologia e oggi assurto anche a livello mediatico e istituzionale(grazie alla scusa sempre vincente “della difesa delle donne”), che va contro i valori del perdono, della compassione, della famiglia e del senso del dovere altruistico, in nome di una concezione materialista e nichilista basata sull’ individualismo edonistico e carnale più becero, molto funzionale alle logiche Consumistiche attuali.

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Pubblicato il 28 maggio 2014

Ennesimo studio scientifico(tra i 12 mila esistenti in tutto il mondo) che attesta che la violenza domestica non è prerogativa maschile e che quindi è eguale e simmetrica tra i due sessi. Questa qui postata(insieme a numerose altre già postate) addirittura rileva una maggiore violenza femminile rispetto a quella maschile. Tutti e 12 mila studi convergono sul fatto che la violenza domestica avviene da entrambe le parti.

Bert H. Hoff (School of Criminal Justice and Security, University of Phoenix, Seattle, Washington, USA)

Citation:Bert H. Hoff, (2012) “US National Survey: more men than women victims of intimate partner violence”, Journal of Aggression, Conflict and Peace Research, Vol. 4 Iss: 3, pp.155 – 163

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Acknowledgements:

The author would like to thank Dr Murray Straus (University of New Hampshire, Family Research Laboratory) and Dr Denise Hines (Clark University, Clark Anti‐Violence Education, CAVE) for comments and suggestions which aided in revising the paper.

Abstract:

This paper seeks to re‐examine data from the US National Intimate Partner and Sexual Violence Survey (NISVS) to explore the extent of intimate partner violence against male victims. It aims to examine the domestic violence system’s response to male victims.


The paper’s approach is to re‐examine NISVS data, research on the impact of IPV on male victims and the system’s response to it.


In the last year, males are more often the victim of intimate partner physical violence, psychological aggression and control over sexual/reproductive health.


Increased domestic violence education directed at women and services to men should lead to a reduction of DV against women as well as men, since woman aggressors frequently are themselves victimized subsequently.


This paper offers new perspectives on intimate partner violence against men and the system’s response to it.

Keywords:Intimate partner violence, National Intimate Partner and Sexual Violence Survey, Male victims, United States of America, Domestic violence services for men, Domestic violence, Sex and gender issuesType:Research paperPublisher:Emerald Group Publishing Limited

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AntiFemminismo
Pubblicato il 26 maggio 2014
Avete notato come nel linguaggio comune e di quello sui Media si dice sempre “maschi”(e a volte anche gli orribili e denigratori termini “maschietti” o “maschiacci”) e quasi mai “uomini”, mentre le donne invece vengono sempre chiamate “donne” e mai “femmine”?
La discriminazione antimaschile e il pestaggio antimaschile si riflette ovviamente anche nel linguaggio corrente.
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AntiFemminismo
Pubblicato il  26 maggio 2014
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La famosa tragedia greca che narra le nobili gesta di Antigone(una grande donna che trasgredisce coraggiosamente i disumani ordini di re Creonte in nome di leggi morali non scritte) e il conseguenziale successo che tale tragedia riscosse nelle società dell’ epoca, è spina nel fianco nella propaganda femminista, molto scomoda per essa, perchè una delle innumerevoli dimostrazioni che non è affatto vero che nel passato le donne fossero considerate, dalla mentalità e cultura dell’ epoca, degli oggetti “utili solo alla procreazione” e senza personalità alcuna. 

La donna è stata sempre esaltata da scrittori e pensatori di ogni epoca e luogo,e la sua vita è stata sempre considerata di valore superiore a quella degli uomini(“prima le donne e i bambini”) , costringendo quindi a far ricadere sugli uomini le maggiori responsabilità e rischi(nel lavoro, nella difesa del territorio, ecc) a beneficio di donne e bambini. Non sono mai esistite discriminazioni contro le donne “in quanto donne”(le discriminazioni semmai sono esistite ed esistono sia contro donne che contro uomini, per via delle loro condizioni sociali, religiose, politiche, ecc) infatti il diritto all’ istruzione per tutti e a quello del voto per tutti è stato recente tanto per i maschi quanto per le femmine, e le norme e mentalità del passato mai hanno impedito che una donna potesse diventare sovrana e governante(lo dimostrano le tante imperatrici e regine del passato), scienziata, pittrice, artista, ecc.. In tal senso si veda anche qui:

https://www.facebook.com/297305676963266/photos/pb.297305676963266.-2207520000.1401099026./722923004401529/?type=3&theater

Insomma non è affatto vero che il femminismo sia nato “per motivi buoni” e che solo dopo il 68 sarebbe “degenerato”. Il femminismo è stato sempre così come è, ed è nato e si accreditato solo inculcando luoghi comuni pseudostorici. Non esiste quindi un femminismo “buono” e un femminismo “cattivo”, non esiste un “vero femminismo”(buono) e un “falso femminismo”(cattivo).
Il femminismo è sbagliato, sempre e comunque.

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AntiFemminismo
Pubblicato il 24 maggio 2014
Sono più gli uomini a uccidere le donne, o più le donne a uccidere gli uomini? I Sei Paraocchi.

Del dr. Warren Farrell
II dipartimento della Giustizia[degli Usa,ndr] ci informa che gli uomini uccidono il doppio delle donne, rispetto al numero di uomini ucciso dalle donne. Ma diamo un’occhiata un po’ più da vicino. Sicuramente è più probabile che degli uomini uccidano un certo numero di donne. Quasi sempre questi omicidi seguono un modello, e a un certo punto l’uomo viene catturato. Pertanto le statistiche del dipartimento della Giustizia riflettono questa realtà. Altri delitti commessi dagli uomini costituiscono una chiara prova: l’uomo involontariamente spara alla moglie o a un’amica, e poi si punta la rivoltella alla testa. La prova è sul pavimento.

Peraltro, sei paraocchi ci impediscono di vedere i metodi di omicidio femminili. Innanzitutto, è più facile che una donna avveleni un uomo, invece di sparargli, e l’avvelenamento viene spesso registrato come infarto o incidente. Così Bianche Taylor More (il caso Arsenico e vecchi merletti) per un quarto di secolo poté continuare a uccidere prima di essere scoperta. E dei delitti all’Excedrin di Stella Nickell furono ritenuti responsabili dei vandali.Anche l’omicidio su commissione è meno identificabile perché e premeditato, e spesso affidato a un professionista.

Quando viene scoperto, il dipartimento della Giustizia lo registra come «delitto con molteplici colpevoli» – non viene mai registrato come uccisione di un uomo da parte di una donna. Ciò crea un secondo paraocchi.Gli uomini che uccidono le donne di solito appartengono a classi socioeconomiche inferiori, mentre le donne che uccidono il marito o l’amante sono in genere di livello sociale più elevato. Ecco dunque il terzo paraocchi: il fattore denaro. Per esempio,Jean Harris (che uccise l’autore di La dieta Scarsdale) era stata preside di una scuola privata; Elizabeth Broderick era stata un’insegnante/elementare e, sposandosi, era entrata a far parte dell’alta società; Pamela Smart faceva la maestra nel New Hampshire.

Con il denaro si possono assumere i migliori avvocati e si ottengono più assoluzioni e diminuisce così il numero di donne assassine che rientrano nelle statistiche del dipartimento della Giustizia.Probabilmente i paraocchi più importanti sono il «fattore Cavalleria» e il «fattore Donna Innocente» che, tanto per cominciare, evitano a molte donne di essere seriamente sospettate. Per giunta, la difesa basata sulle attenuanti talvolta porta al ritiro delle accuse. Per esempio, quando una donna assolda un minore o un uomo, amante o professionista che sia.

Quando si combinano i Sei Paraocchi – l’avvelenamento mascherato, gli omicidi su commissione camuffati da incidenti e registrati come omicidi con molteplici colpevoli, il fattore denaro, il «fattore Cavalleria», il «fattore Donna Innocente» e la difesa basata sulle attenuanti – possiamo facilmente renderci conto che, consciamente e inconsciamente, siamo stati ciechi rifiutando di vedere delle donne che uccidono degli uomini.Dai Sei Paraocchi deriva una distorsione delle statistiche. Ma una distorsione della percezione deriva dalla tendenza dei media a dare risalto alla notizia quando sono gli uomini a uccidere le donne (l’assassino dell’università di Montreal, gli strangolatori di Hillside e di Boston).In breve, è impossibile sapere in quale misura i sessi si ammazzano tra loro. L’unica cosa che sappiamo per certo è che entrambi i sessi uccidono più uomini che donne.

Verso una soluzione Nessuno s’impegna a proprio svantaggio Le leggi che rendono un sesso più potente dell’altro si ritorcono come un boomerang contro entrambi i sessi – nessuno s’impegna a proprio svantaggio. E quando un sesso non s’impegna, entrambi i sessi perdono l’amore. Come sta accadendo in Australia, per esempio, dove nella definizione di violenza domestica ora è incluso anche l’uomo che alza la voce con la moglie – «la norma del decibel domestico». Ma se è la donna ad alzare la voce con il marito, ciò rientra nelle comprensibili difese contro il predominio maschile. Questo doppio metro di valutazione fa sì che in Australia gli uomini abbiano una gran paura del matrimonio.E le femministe australiane stanno cercando di ottenere che le leggi del matrimonio siano applicabili anche ai conviventi. Leggi simili finiscono per separare i sessi.

Per entrambi i sessi, la violenza nasce non dal potere ma dall’impotenza. La violenza è una temporanea esibizione di potere che emerge di solito da sentimenti di impotenza e di sconfitta.La soluzione contro la violenza non consiste perciò nel creare divisioni artificiali tra la violenza fisica e la violenza emotiva, ma nell’educare i due sessi ad ascoltare in modi nuovi – modi che per lo più i nostri genitori non si sono mai potuti permettere il lusso di apprendere. Così i due sessi potranno scegliere partner abbastanza sicuri da ascoltare prima di attaccare, e abbastanza sicuri da andarsene se gli attacchi – verbali o fisici – si ripetono.Nulla garantisce la sicurezza dell’esistenza, ma la soluzione consiste nell’evitare le zone pericolose di una città, invece che scegliere quelle pericolose e uccidere le persone che ci fanno temere per la nostra vita.La soluzione arriva esigendo la comunicazione nelle scuole, nel non trovare giustificazioni all’omicidio nel matrimonio.In breve, le soluzioni alla violenza cominciano con la riflessione e non con l’uccisione, con i due sessi che sanno come proteggersi, e non con un sesso soltanto che può permettersi di usare il governo come protettore.

Tratto da “The Myth of male power”(il mito del potere maschile) di Warren Farrell, 1994.

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